INTERVISTA: Microamica

Giulia Civitico, in arte Microamica, è una artista appassionata di lavori con la carta proveniente da Filottrano. Nel tuo profilo Tumblr ti definisci una “piccola disegnatrice con la passione per la cucina e il vino”. Allora spiegaci: come mai hai deciso di diventare una piccola disegnatrice?

In realtà il mio profilo Tumblr non è aggiornato da un po’ e quindi come riferimento per vedere i miei ultimi lavori sarebbe meglio instagram (e facebook); però posso provare a risponderti dicendo che il disegno e l’arte in generale è una passione che mi porto dietro dall’infanzia ma soprattutto la manualità e l’interesse per i vari materiali. Ho scelto di intraprendere gli studi artistici già dalle superiori per poi continuare all’università (ho frequentato il triennio di grafica ed editoria all’Isia di Urbino).

Da dove nasce l’idea di microamica? Come ti vedi nel futuro?

L’idea di Microamica è nata qualche anno fa dalla voglia di ripartire con un progetto che mi facesse sentire orgogliosa del mio lavoro e contenta di ciò che realizzo, nel tempo si è sviluppato e ha preso forma con la tecnica del papercutting. Quindi non mi definirei una vera e propria disegnatrice ma una sorta di “artigiana”. Nel futuro spero di poter fare questo mestiere a tempo pieno e magari collaborare con altri artisti…

Perché hai deciso di partecipare al Ratatà festival?

E’ il secondo anno che partecipo a Ratatà e non vedo lora che inizi!L’anno scorso è stato divertentissimo e molto interessante e per me è stata la prima tappa di un bel percorso che ora sto cercando di portare avanti. Spero che anche quest’anno sia una fonte di ispirazioni e nuove collaborazioni e amicizie.

Quali sono le novità che porterai quest’anno al Ratatà?

Quest’anno cambierò tutto!dall’allestimento della mia bancarella all’esposizione dei contenuti che ovviamente racconteranno quest’anno trascorso tra mille esperienze diverse nate proprio grazie all’edizione precedente di Ratatà!

Puoi mandare un saluto per Macerata e per il Ratatà?

Vorrei ringraziare la città di Macerata che ospita questo festival ogni anno più grande e interessante ma soprattutto i ragazzi di Ratatà, sia chi organizza per l’impegno e la voglia di portare cultura, arte, musica e realtà spesso sconosciute vicino a casa, sia chi parteciperà che sarà sicuramente fonte di ispirazione e motivazione.

 

Michele Catinari

INTERVISTA: Functional Neighbour

Si definisce come “functional neighbour”. Qual è il suo significato? Chi è Diana Naneva e qual è il suo percorso artistico? 

Functional Neighbour è la creatura che disegna mossa da eterna motivazione. Nacque inizialmente come nome quando avevo 17 anni, diventando interamente ossessionata e appassionata diventando “functional” come degna e utile per me stessa e altri, “neighbour” per diventare vicina come possibile. Oltre a quello sono nata a Varna, in Bulgaria, iniziando come una entusiasta realizzatrice di incisioni, senza sapere come sarebbero andate in seguito le cose. Tempo fa c’era solo da accettare le preoccupazioni e disegnare. Molte cose non sono cambiate, c’è sempre da accettare le preoccupazioni e disegnare. Alla lunga questo mi ha spinta a fare di più e ad esplorare nuove tecniche di espressione e a raccontare le mie storie. Di recente mi sto immergendo sempre di più nel mondo alquanto esplorato di zines, fumetti e illustrazioni. Negli scorsi anni ho lavorato con diversi fumettisti, poeti, piccole case di produzione e sviluppato persistenza e determinazione sia per progetti a lungo termine che a breve, anche lavori di gruppo e personali. Recentemente ho pubblicato in maniera indipendente 3 libri. Il primo si intitolava “Stagione di Fuga” (“Escape Season” in originale) che nel 2014 divenne una antologia di fumetti brevi uniti alla poesia con arte sequenziale. La seconda, dal titolo “Rimpianti e ricreazioni” (“Regrets and Recreations” in originale), venne pubblicata nel 2016. Era un onesto racconto breve narrato in 32 illustrazioni con molti rimpianti e fuoco blu. Il terzo è il mio nuovo artbook appena finito dal titolo “Anno di rami” (“Year of Brances” in originale), che contiene molti dei miei lavori realizzati sulla strada e durante i miei viaggi del 2017, traendo ispirazione dalle situazioni più controverse o strane o amorevoli o orrorifiche (o forse tutte le cose insieme). E sono cose che mi porto con me qui a Ratatà…

Mi piace il tuo modo disegnare. Chi sono i tuoi modelli di ispirazione? 

Le mie ispirazioni vengono in genere da situazioni di vita reale, relazioni e conversazioni. Mi piace scovare segni nascosti e simboli in ciò che mi circonda. Ogni volta che arriva al lavoro personale è sempre divertente descrivere una emozione o un sentimento senza il bisogno dell’auto – censura. Di solito è più facile per me tenere un diario visuale e qualche volta illustrare le mie stesse opinioni su determinate situazioni. Non credo di avere lo stesso potere e la stessa libertà utilizzando le parole. Venendo allo stile in sé, ciò che mi ha influenzato nei lavori passati sono stati i disegni di Em Partridge, Aleksandra Waliszewska, Francesco Dossena, Anastasia Kim(Phobs) ecc. Rimango ancora sempre più impressionata anche da artisti miei compagni e artisti locali.

Perché hai deciso di partecipare al Ratatà festival?

Mi piace l’idea e il concept del festival. Ho trovato che sia una interessante opportunità per incontrare nuove persone, artisti, stili e modi di lavorare. Non sono andata ancora a così tante fiere del genere , ma sono sempre interessata nello scoprire nuovi punti di vista. presentare i miei lavori, vedere l lavoro di altre persone, farsi ispirare … Forse tutta la solita roba.

Puoi mandare un saluto per Macerata e il Ratatà?

Macerata and Ratata, entrambe siete realtà di cui non ho avuto ancora esperienza né esplorato, perciò il meglio deve ancora venire, no?

 

Michele Catinari

Anita Habluetzel Esposito – Schegge solitarie

Schegge solitarie di ANITA HABLUETZEL ESPOSITO
BEERBANG, via Crispi 41
APERTURA GIOVEDÌ 12/04 – ORE 23.00
12/04 > 25/04
Tutti i giorni 18.00 – 03.00

La mostra Schegge solitarie è un reportage fotografico del festival “Invasione monobanda” che ha avuto luogo a Roma a Marzo del 2017. Gli scatti sono stati stampati su lastre di acciaio.

 

Anita Habluetzel Esposito (28.05.1989)

La curiosità è un pregio ma anche una maledizione considerando che un giorno ha 24 ore. I suoi interessi sono tanti e diversi: la fotografia, ad esempio. Fotografa da quando il nonno le regalò una Fisher Price a rullino per il suo ottavo compleanno, per lei la fotografia è un modo di riprodurre la realtà, così come la vede, un modo per mostrare l’invisibile fermando il tempo.

La scenografia, una passione nata per caso all’università quando ricreò un vicolo di Montmartre nel centro di Macerata, è diventata un lavoro da quando è entrata a far parte della compagnia teatrale CTR.

La filosofia, un grande amore sbocciato leggendo la Repubblica di Platone, che l’ha portata ad iscriversi all’università scegliendo Lei come unica cosa che avrebbe mai potuto studiare. L’arte in generale, come linguaggio in grado di sollecitare corde atrofizzate da tempo, come modo di lotta e di pensare, ha fatto sì che durante gli studi abbia recitato in spettacoli teatrali, fatto letture di poesie, organizzato mostre e concerti ogni qual volta sentiva, come singola o insieme ad altri, il bisogno di esprimersi. La curiosità la pone sempre di fronte all’inesplorato, soprattutto l’inesplorato umano, un incontro che spesso è scontro e proprio per questo per lei è così importante.

 

Corrado Catania

CORRADO CATANIA
ULTRAFRAGOLA, Corso della Repubblica 41
APERTURA GIOVEDÌ 12/04 – ORE 16.00
12/04 > 25/04
Tutti i giorni 9.30 – 13.00 / 16.30 – 20.00

 

Corrado Catania, nato a Trani il 17/09/1980. Geometra, libero professionista, attratto dal mondo dell’arte e del design, collabora con studi di architetti e progettisti per la realizzazione di musei, centri culturali, locali pubblici e piazze.
Scopre la fotografia nel 2004, e sin da subito sperimenta l’analogico. Yaschica e Polaroid sono il suo punto di partenza. Ed è proprio con una delle sue istantanee che partecipa alla stesura del libro collettivo “The Polaroid Art Italy Book 2010”.
Ovviamente non disdegna il mondo digitale e della post produzione a cui si avvicina in seguito. Partecipa a diversi corsi formativi e workshop con fotografi quali Daniele Barraco, Michele Cera, Zed Nelson, Carlo Garzia e Guido Guidi.
Nell’ultimo periodo un suo lavoro di ricerca sviluppato con il LAB di Michele Cera intitolato “Pietre Miliari” è stato selezionato come portfolio online nel Circuito Off di “Fotografia Europea 2014” di Reggio Emilia.
Le sue ultime esperienze si sono sviluppate all’interno del collettivo FORCITY, del quale è membro, e con il quale ha partecipato ad una residenza d’artista per IN\VISIBLECITIES – URBAN MULTIMEDIA FESTIVAL, presso la città di Gorizia dal 27 maggio al 07 giugno 2015.

Alicia Baladan

ALICIA BALADAN in collaborazione con Ars in Fabula
COSE DI TÉ, Piazza della Libertà 24
APERTURA GIOVEDÌ 12/04 – ORE 16.00
12/04 > 25/04
Mar, mer, giov, sab 10.00 – 13.00 / 16.00 – 20.00
Venerdì, domenica 16.00 – 20.00

 

Alicia Baladan è nata in Uruguay dove ha trascorso l‘infanzia. Trasferitasi in Italia, dopo un periodo di residenza in Brasile a Rio de Janeiro, si è diplomata presso l’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano. Ha partecipato a diversi film-festival internazionali di animazione e sperimentazione dell’immagine curate dall’archivio d’arte contemporanea Care-off di Milano. Da alcuni anni si è concentrata sull’illustrazione e la scrittura, sviluppando l’aspetto narrativo del suo lavoro. Nel 2011 ha ottenuto una menzione tra i finalisti al concorso internazionale, “miglior illustratore sudamericano 2010”, UP, con le tavole del libro “A guaranì tale”. Selezionata con le illustrazioni del libro “An infant sky” alla biennale di illustrazione del Portogallo Illustrarte 2011. Attualmente vive e lavora a Brescia, Italia.

INTERVISTA: Spazienne

Spazienne è un progetto che “si fonda su principi di attivazione e autoproduzione, proponendo un lavoro che sviluppi nell’ambito del pensiero artistico la ricerca di possibilità altre”, proponendo molteplici chiavi di ricerca. Ma quando e come nasce questo progetto? Cosa realizzate nel concreto?

Spazienne è un progetto artistico, contenitore in continuo movimento della pratica di Stefano Comensoli, Nicolò Colciago, Federica Clerici, Alberto Bettinetti e Giulia Fumagalli. Ci siamo conosciuti in NABA, provenienti da anni ed esperienze diverse, ma con idee e obiettivi comuni. Spazienne non è uno spazio fisico, ma uno spazio di ricerca, inaugurato nel maggio del 2014 in occasione della mostra N1. Nasce dall’esigenza di fare ricerca in modo indipendente e dalla necessità di attivarsi, dalla volontà di intraprendere un percorso individuale e contemporaneamente condiviso di idee, bellezza e coraggio. Spazienne è un progetto espositivo nomade con un’identità definita e contenuti dinamici. Attraverso il confronto teorico e pratico viene innescata una procedura di lavoro che comprende l’aspetto installativo, nonché la comunicazione grafica ed editoriale e talvolta l’aspetto autocuratoriale.

Come pensate che sarà Spazioenne tra qualche anno? Ci saranno nuovi collaboratori?

Spazienne è un’identità fluida che si modellerà e si definirà assecondando i nostri sviluppi e necessità di ricerca, sempre con un’apertura verso nuove collaborazioni.

Cosa porterete al Ratatà?

Duemiladuecento cartoline autoprodotte in Risograph firmate e numerate. Il formato cartolina, archetipo di diffusione di immagine, è stato scelto come supporto e reinterpretato secondo le personali modalità di ricerca artistica. Cartoline non di luoghi ma luogo di possibili altrove.

Quali sono state le motivazioni che vi hanno spinto a partecipare?

La partecipazione a Ratatà è per noi una nuova sfida che ci permette di esplorare il pensiero artistico in una concezione allargata nei modi e nello spazio.

Potete mandare un saluto per Macerata e il Ratatà?

Fore! Che in piratesco significa Avanti tutta!

 

Michele Catinari

INTERVISTA: Collettivo Ata

Collettivo di giovani artisti con sede a Firenze, Collettivo Ata realizza lavori artigianali veramente niente male. Quando e come nasce il Collettivo Ata? 

Il Collettivo Ata nasce nell’autunno del 2017 a Firenze, dove ci siamo conosciute grazie a un corso di Specializzazione in Arti Grafiche di Innovazione e Letterpress. In questa occasione è nata per noi un’intesa lavorativa che abbiamo deciso di portare avanti nonostante si operi attualmente in diverse città d’Italia: Firenze, Pisa e Urbino.

Da cosa deriva il vostro nome? Inoltre, cosa mostrerete al pubblico del festival?

Il nome del nostro collettivo ha radici particolari, letteralmente! Durante la convivenza a Firenze, impossibilitate a tenere un animale in appartamento, abbiamo deciso di prenderci cura di una patata germogliata ribattezzata “Ata”. Per il pubblico del festival abbiamo pronta una selezione di libri d’artista, stampe, agende, cartoline, segnalibri, borse e poesie, la maggior parte realizzata tramite tecniche di stampa tradizionali.

Perché avete deciso di partecipare al Ratatà?

Il Ratatà è il nostro punto di ritrovo e di partenza, come collettivo in erba siamo state entusiasmate dalla possibilità di confrontarci con le altre realtà del campo e abbiamo deciso di cogliere l’occasione!

Potete mandare un saluto per Macerata e il Ratatà?

Un caro saluto a Macerata e al Ratatà, staff e partecipanti! Non vediamo l’ora di essere lì con voi e vi invitiamo a venirci a trovare! Lo spirito di Ata aleggerà su di voi!

 

Michele Catinari

Miles Cooper Seaton

MILES COOPER SEATON LIVE
SERATA ITINERANTE RATATÀ
Giovedì 12/04 

DALLE ORE 23.00
Civico 37, Corso della Repubblica, 37

 

MILES COOPER SEATON (AKRON / FAMILY)

MILES COOPER SEATON è un cantante, compositore, polistrumentista di base a Los Angeles.
Sul finire degli anni ’80, ai tempi dell’high school, trasloca con la famiglia a Seattle dove inizia a suonare e cantare in varie formazioni locali punk/noise e hardcore. La svolta per Miles arriva nel 2002, quando approda a New York e si avvicina al’arte contemporanea e alla scena musicale più ricercata e avventurosa. Qui, nell’esplosivo neighborhood di Williamsburg, fonda insieme a Dana Janssen, Seth Olinsky e Ryan Vanderhoof la Akron/Family, band (o meglio: collettivo) che impiegherà poco tempo a farsi notare ben oltre i confini dei quartieri più cool di New York e a stregare mr. Michael Gira (Swans), inducendolo a pubblicarne i primi lavori per la sua Young God. In meno di dieci anni, dal 2005 ad oggi, il collettivo ha realizzato 7 dischi, in cui hanno progressivamente spostato le coordinate della loro musica, pur mantenendo un’attitudine unica e riconoscibile: il folk bucolico degli esordi e la vena sperimentale e psichedelica dei lavori successivi all’abbandono di Ryan Vanderhoof, le delicatezze acustiche e le armonie vocali che si alternano a divagazioni kraut-rock, gli echi africani e le lunghe session improvvisate, sono i marchi di fabbrica di un progetto tra i più stravaganti e imprevedibili dell’intera scena underground contemporanea, e che ha portato i nostri a collaborare e suonare dal vivo con aritsti del calibro di: Michael Gira, Keiji Haino, William Parker, Hamid Drake, the Sun Ra Arkestra…

L’anno in corso segna per MILES COOPER SEATON una momentanea pausa dagli Akron/Family. Ha da poco terminato un album solista, “Phases in Exile” (in via di pubblicazione nei prossimi mesi) nelle cui canzoni rivive l’intensità del disco d’esordio della band madre, e si è dedicato a progetti particolari e installazioni sonore debitrici della ambient/drone music più estatica e minimalista. Nell’imminente e lungo tour italiano troveranno espressione le varie sfaccettature della sua musica e delle sue radici culturali, che mescolano elementi trascendentali e le qualità intuitive e spirituali di diverse tradizioni con i valori viscerali e conflittuali dei movimenti artistici punk e della controcultura. Non mancheranno inoltre incursioni nel repertorio Akron/Family, e in particolar modo in quei brani che portano la sua firma.

Questa la presentazione del tour italiano nelle parole dello stesso Miles:

“Prima delle registrazioni, c’erano le canzoni.

Molto prima della nozione di ‘pop music’, amici ed estranei erano soliti sedersi insieme sapendo che i suoni generati con le loro ugole, le loro mani, i loro corpi avrebbero reso l’aria che c’era tra loro lo spazio più intimo, magico e trasformativo dell’universo. Almeno per un po’.
Con questa serie di concerti voglio rivisitare il concetto di “performance” musicale, intesa come un’esperienza che viene condivisa e che accade in un tempo e luogo specifico, finito. Un’esperienza che è andata per sempre non appena l’ultima nota declina.
Nell’’ultimo anno, in una pausa da Akron/Family, ho scritto e suonato musica principalmente per (una sola) voce e chitarra elettrica processata, mischiando un metodo compositivo ispirato al minimalismo e all’idea di paesaggio sonoro con qualcosa di molto diretto, sincero e lirico. Le immagini del deserto occidentale americano erano in prima linea nella mia testa. Prima di buttare giù le bozze delle mie nuove canzoni ho trascorso sette giorni guidando da Los Angeles alla North Carolina, fermandomi al Grand Canyon, incrociando la riserva Navajo e la Monument Valley in Arizona, per poi visitare la famiglia sulle montagne del New Mexico e attraversare senza sosta il Texas. Poi ho fatto marcia indietro, sono tornato a casa e ho finito quelle canzoni. Il paesaggio evocato negli “Shaker Loops” di John Adams o nelle pièces di Steve Reich per percussioni e organo invita la nostra immaginazione a collocarci psichicamente in quel vasto spazio aperto. In modo simile, la voce nelle mie canzoni è la vostra guida in quello spazio. Poi, a un certo punto, ti lascia contemplare il canyon spalancato di fronte a te e tutta la tua consapevolezza fisica, psichica ed emotiva dello spazio fa posto alla comprensione che tu non sei semplicemente DENTRO quella vastità, tu SEI quella vastità”

LINK: Website

 

INTERVISTA: Officina Typo

Officina Typo è un laboratorio che vuole portare avanti la stampa tipografica tradizionale. Quando nasce questo progetto e quali sono stati i sentimenti che vi hanno mosso nella realizzazione del progetto?

OFFICINA TYPO Slow Print Workshop è una Associazione Culturale di Modena. Nata nel 2011 per amore verso la tipografia, la composizione a caratteri mobili, l’incisione xilografica e la stampa con torchi a mano. I fondatori sono Silvano Babini e Gina Paolini, grafici formati alla Scuola del Libro di Urbino e alla ISIA, con esperienze lavorative nella comunicazione e nella editoria. Dal 2012 viene a far parte del team Ebe Babini con l’apporto dei suoi studi in Conservazione dei Beni Culturali. La tipografia è stata il primo e per molto tempo unico sistema di stampa che ha diffuso cultura per oltre cinquecento anni. Non più competitiva nella civiltà dell’immagine e della comunicazione digitale, ha trovato una sua nicchia nella stampa d’arte. Officina Typo dispone di caratteri mobili in piombo e legno e di torchi a mano dal formato cartolina al formato manifesto.

 Realizzate workshop per le scuole, affinché i più piccoli si possano avvicinare a questa arte. Come interagiscono con questo mondo?

Generalmente molto bene, soprattutto quando l’insegnante li prepara o dopo un nostro incontro preliminare con accenni alla storia della stampa, alla nascita dei caratteri e alle misure tipografiche. Al primo contatto si nota un misto di curiosità e di perplessità ma alla prima copia che esce dal torchio sono affascinati dalla magia della stampa manuale

Perché avete deciso di partecipare al Ratatà festival?

Sono già alcuni anni che partecipiamo e ogni volta rimaniamo ammirati dall’impegno dei promotori a organizzare mostre di qualità in tutta la città, oltre alla mostra mercato che riteniamo essere una delle più vivaci tra quelle a cui partecipiamo.

Potete mandare un saluto al Ratatà?

Più che un saluto a Ratatà inviamo un Arrivederci a presto!

 

Michele Catinari

INTERVISTA: Rebecca Angelelli

Rebecca Angelelli è una studentessa dell’Accademia di Belle arti di Macerata, appassionata di disegno e anche di fotografia. Quando hai deciso che ti saresti appassionata all’arte?

In realtà non è stata tanto una decisione, quanto una certezza che ho avuto fin da piccola, da quando ho iniziato a scarabocchiare sulle pareti di casa! Nel corso degli anni ho spesso cambiato idea sull’ambito dell’arte nel quale mi sarei specializzata, ma l’amore per ogni forma d’arte è rimasto costante.

Cosa porterai di tuo al Ratatà?

Al Ratatà porterò un po’ della mia passione per l’illustrazione, che nell’ultimo anno si è focalizzata soprattutto sulle tecniche della monotipia e del collage.

Quali sono state le motivazioni che ti hanno spinto a partecipare?

Diciamo che è stata una decisione presa un po’ all’ultimo minuto insieme a due mie amiche, Michela e Giovanna, con le quali condivido questa esperienza da espositore. La motivazione principale è sicuramente la voglia di portare un pezzetto di me all’interno di questo festival meraviglioso, e anche tanta curiosità di vedere il Ratatà da questa prospettiva.

Puoi mandare un saluto per Macerata e il Ratatà?

Macerata è una città abbastanza sottovalutata da tutti, finché non ci vivi e scopri che in realtà nasconde una sorprendente bellezza, e il Ratatà è una delle cose che rendono questa città molto speciale. Macerata deve sempre guardare con orgoglio a questo festival che riesce ogni anno a invadere le sue strade con tanta arte e tanta allegria! Speriamo che questa tradizione possa continuare ancora a lungo!

 

Michele Catinari

INTERVISTA: This is not a love song

This is not a love song è un progetto molto ambizioso e, oserei dire, pop: il suo intento è unire il fumetto con la musica e il cinema tramite la realizzazione di cassette personalizzate? Ho detto bene? ormai avete cinque anni di attività alle spalle e perciò vi chiedo: come mai avete deciso di avviare questa attività?

Hai detto bene! Tutto è partito nel 2013 dall’idea di unire musica e fumetto seguendo il filo conduttore delle canzoni d’amore ma l’idea di realizzare un libro che poi rischia di prendere polvere sulle mensole non ci entusiasmava. Così, durante la ricerca di immagini e suggestioni è saltato fuori il booklet della musicassetta di No Control dei Bad Religion, ripiegata ad organetto, inserita nella custodia in plastica. In quel momento è diventato tutto chiaro: This is not a love song sarebbe stata una collana di illustrazioni di canzoni d’amore delle stesse dimensioni di una vera musicassetta. Ogni cassettina, una canzone d’amore disegnata da un illustratore diverso, scelta dal serbatoio praticamente infinito di generi musicali a disposizione: rock, pop, metal, cantautorato, hip hop, mainstream e underground. Ce n’è per tutti i gusti. Siamo partiti dalle cassettine e nel tempo è diventato naturale “allargarci” anche ai film con le scene illustrate in formato cartolina e racchiuse dentro la custodia delle VHS e ad altri formati (vinili, tv di carta, pacchetti di sigarette illustrati, etc.), creando nuove collane e coinvolgendo tantissimi di illustratori da tutta Italia, affermati e non. E sì, la definizione pop è giustissima: non volevamo fare qualcosa di nicchia che restasse solo per pochi, la nostra esigenza era quella di portare il fumetto e l’illustrazione a tutti (anche a coloro che ancora non hanno dimistichezza) sfruttando proprio l’immaginario pop legato alla musica e al cinema. Ovviamente sia dal punto di vista artistico sia da quello della scelta delle canzoni e dei film da disegnare puntiamo sempre sulla qualità e sull’eterogeneità stilistica (nel nostro catalogo si possono trovare sia i Codeine sia Britney Spears, per dire), ma utilizzare formati pop come le cassettine e le vhs ha aiutato a rendere il progetto accessibile a tutti e ben riconoscibile.

Siccome vi muovete nel grande mare della musica e del cinema vi faccio una domanda scontata: quali sono i vostri film preferiti? E le vostre canzoni preferite?

Domanda complicata! Per semplificare la risposta senza perdere troppo tempo, ti diciamo due titoli su tutti che ci hanno sconvolto l’esistenza e che stiamo spingendo affinché facciamo parte del nostro catalogo (consapevoli che probabilmente non “spopoleranno” troppo): come film Gummo di Harmony Korine e come canzone Accident Prone dei Jawbreaker. Sì, non si esce vivi dagli anni ‘90. Se ti riferisci, invece, a due titoli che abbiamo in catalogo, ti rispondiamo Love will Tears Us apart dei Joy Division http://www.thisisnotalovesong.it/lov-029-love-will-tear-us-apart-joy-division-mp5/ – per la stupenda sintesi grafica di MP5 – e L’Odio http://www.thisisnotalovesong.it/vhs-021-la-haine-mathieu-kassovitz-serena-schinaia/ , pellicola che ci ha rivoluzionato l’adolescenza e che Serena Schinaia ha sviscerato in modo impeccabile.

Perché avete deciso di partecipare al Ratatà festival?

Perché è il terzo anno consecutivo che ci veniamo e lo riteniamo il miglio festival indipendente in Italia. Non lo diciamo per ruffianeria ma lo abbiamo pensato sin dalla prima edizione, grazie al mix tra arte e divertimento veramente unico e contagioso.

Potete mandare un saluto per Macerata e il Ratatà?

Ci sentiamo ormai un po’ di casa a Macerata e non smetteremo mai di ringraziare la città e il team del Ratatá per la calorosa accoglienza. I brindisi (al plurale) li faremo di persona, come sempre, sperando che i postumi non sia devastanti come al solito!

Michele Catinari

INTERVISTA: Silkscreen Department

Silkscreen department è una crew di illustratori e designers italiani, con sede ad Ancona, specializzata nella realizzazione di stampe di disegni su poster e magliette. è una idea alquanto interessante quella di portare l’arte e il disegno nella vita quotidiana. Come nasce questo progetto?

Sono Vincenzo fondatore del SilkscreenDepartment, un piccolo laboratorio di serigrafia nato ad Ancona nel 2013. Tutto nasce dalla curiosità: volevamo stamparci delle magliette e abbiamo studiato e imparato la serigrafia. Ora abbiamo abbandonato quasi del tutto il tessuto per dedicarci prevalentemente alla carta, il Silkscreen Department porta avanti soprattutto il mio progetto di posterart (stampe artistiche e gigposters) e stampa per artisti di zona e non. Inoltre organizziamo corsi aperti a tutti e cerchiamo di diffondere la cultura del fare, del creare.

Che differenza c’è tra tessuto e carta per quanto riguarda la lavorazione?

Tra tessuto e carta la differenza principale sono gli inchiostri… poi il procedimento di stampa è più o meno lo stesso, si usa una Giostra per fare tutti i colori nello stesso tempo, a differenza della carta dove si usa un banco di stampa e si stampa un colore alla volta.

Ci sono lavori per cui andate maggiormente fieri finora nella vostra carriera?

L’ultimo gigposter disegnato e stampato per i Karma to Burn…hanno venduto tutte le copie alla prima data del tour europeo! Grande soddisfazione!

Come mai avete deciso di partecipare al Ratatà festival?

Siamo presenti fin dalla prima edizione, il festival è cresciuto tantissimo! complimenti, complimenti davvero, siete super! Grazie per accoglierci e coccolarci anche questa volta!

Quanto siete cambiati dalla prima edizione? Che novità offrirete in questa edizione?

Dalla prima edizione penso che siamo cresciuti sia come qualità delle grafiche che delle stampe. Grafiche nuove, inchiostri fosforescenti e qualche T – shirt non mancherà…

Potete mandare un saluto a Macerata e al Ratatà?

Il Ratatà per me è le persone stupende che lo rendono possibile, molti di voi sono amici e non vedo l’ora di abbracciarvi di persona!

 

Michele Catinari

INTERVISTA: Elena Guidolin

Elena Guidolin si laurea al DAMS di Bologna con una tesi in storia dell’arte contemporanea e poi frequenta un master di illustrazione fumettistica presso l’Accademia di Belle Arti. Hai una lunga esperienza alle spalle, ma quello che vorrei chiederti è un’altra cosa: come nasce la tua passione per la storia dell’arte? Quando hai deciso che saresti diventata una illustratrice?

Pensa che, uscita (quasi) indenne dall’esame di maturità, volevo iscrivermi a Matematica! Mi immaginavo già impegnata nel costruire affascinanti astrazioni e nuovi modelli di mondo, il tutto senza pagare le tasse del primo anno. Avuto modo di ridimensionare le mie aspettative – e forte di un’infanzia in cui ogni muro imbiancato era un foglio da sporcare -, ho pensato di rivolgermi ad altri “costruttori”: “buoni maestri” che mi insegnassero ciò che non sapevo di voler fare e come provare a farlo. Insomma, nel DAMS ho cercato l’occhio, nell’Accademia la mano e le misure.

 C’è qualche tecnica in particolare che ti interessa maggiormente?

Al momento sono invischiata in un pastone di china nera e fogli ruvidi, pronta alle conseguenze, interessatissima alla stampa calcografica ma senza la pretesa di capirne qualcosa.

Parlaci di questo tuo progetto dal titolo “cucinacrudele”. Ho visto alcune tue rappresentazioni su Instagram e posso dire che sono molto interessanti. Personalmente ricordano molto le opere dell’avanguardia Die Brucke, soprattutto le pitture di Kirchner. C’è qualche artista classico che ti ha ispirato maggiormente?

La “cucina crudele” racconta di uomini che si mordono tra loro con la pancia piena di lenticchie e di come il cibo, alla fine, riesca sempre a vendicarsi; di come, quindi, anche i disegnetti possano risultare indigesti. Da ragazzina copiavo i segni nervosissimi di Egon Schiele e mi facevo, sì, prendere a schiaffi dall’Espressionismo tedesco. Mi piaceva il trattamento dei corpi, sembravano campi di battaglia o deserti che aspettano un’invasione.

Perché hai deciso di partecipare al Ratatà Festival?

Perché è tra i festival più tosti e a cui voler bene davvero – ne sono convinta pur essendo Gemelli con Luna in Aquario.

Puoi mandarci un saluto per Macerata e per il Ratatà?

Vedi sopra, provo a cavarmela così:

A prestissimo!

 

Michele Catinari

INTERVISTA: Elena Pagliani

Elena Pagliani è una artista molto particolare e poliedrica, riuscendo a passare dai libri illustrati alle raccolte fotografiche. Ma parlaci un po’ di te: quando hai deciso che avresti intrapreso la carriera dell’artista? Come è nata la tua passione?

La passione per il disegno è nata direi per noia: facendo qualche schizzo casualmente mi sono accorta di quanto mi dava soddisfazione l’atto della creazione e i suoi esiti, e di quanto mi interessasse iniziare un procedimento di ricerca e di studio su tutte le possibilità del creare disegnando (e non solo, appunto.) Per me il disegno non si limita solo al risultato definitivo, mi interessa che l’atto in sé sia una vera e propria esperienza, mai uguale a se stessa e né passiva.

Le tue “pieghe” sono, se non sbaglio, una specie di libri illustrati che nascono da fogli di cartoncino colorato poi, ovviamente, piegati. Come nasce questa idea? Sta avendo successo?

Il progetto ‘Pieghe’ è nato nell’ottobre del 2015 (quindi già vecchiotto) – come esperimento di ‘compressione’ di una storia disegnata, in un piccolo spazio vitale che – man mano che si legge – cambia e si deforma: la prima pagina che vedi è un a6, alla fine della lettura hai in mano un a3. Era interessante anche questo aspetto di estrema versatilità del formato pieghevole, oltre ovviamente al concetto estremo di DIY e di produzione a basso costo: sono tutte state stampate con una fotocopiatrice a casa, rifilate e piegate da me, e credo comunque di aver quasi raggiunto il migliaio di copie nel corso di questi anni. La prova che è stato un progetto grafico abbastanza funzionale l’ho avuto quando più aziende commerciali mi hanno chiesto di sfruttare la formula di ‘Pieghe’ con i loro contenuti.

Come mai hai deciso di partecipare al Ratatà Festival?

Il Ratatà Festival è una delle realtà migliori d’Italia a cui mi è capitato di partecipare coi miei lavori; nel 2016 sono stata selezionata per la Call Self Publishing e avere una mostra dedicata mi ha permesso di interagire molto di più con gli organizzatori del festival e con i volontari, scoprendo un’onestà e una potenza di idee davvero meravigliose. Auguro al Ratatà di non fermarsi mai.

Puoi mandare un saluto per Macerata e per il Ratatà?

Ciaone Macerata, prepara il Varnelli che arriviamo.

 

Michele Catinari

INTERVISTA: Filippo Fontana

Filippo Fontana, veneziano di nascita e belga per adozione, ha studiato prima a Bruxelles, poi a Milano e infine a Londra. Gli piacciono l’hip-hop, correre e mangiare il gelato. In effetti il tuo modo di disegnare è estremamente pop, non solo per i colori e le forme ma anche per quello che vi è rappresentato. Vuoi fare per caso come gli artisti della pop art, ossia enfatizzare gli aspetti della cultura italiana e estera per criticarli?

In parte sì. I miei lavori si concentrano soprattutto sulla figura del nuovo ricco nella società e si ispirano in gran parte dalla cultura hip-hop. Infatti, tramite l’enorme successo riscosso dalla musica rap, l’ostentazione della ricchezza, segno di emancipazione sociale nella cultura black americana, ha raggiunto un espansione globale abbracciando interamente la cultura popolare. Inoltre, il mondo pop italiano, è pieno di personaggi che rappresentano in diverse forme la figura ignorante  e cafona del nuovo ricco.Tuttavia, l’intenzione del mio lavoro non è tanto quella di criticare la cultura popolare bensì di illustrarne e parodiarne alcuni tratti. È ruolo dello spettatore quello di coglierne o meno il lato critico.

Le tue illustrazioni che raffigurano caricature di vari personaggi famosi sono mai finite su un fumetto? In tal caso lo comprerei

Nel 2016 ho pubblicato “Magnum”, un fumetto che si ispira dalla figura contemporanea del nuovo ricco e dal rapporto etico tra la ricchezza e la società. Dato che il centro dei miei interessi è basato quasi esclusivamente sul panorama italiano, mi sono astenuto dal raffigurarne i personaggi, in modo da estendere il fumetto alla portata di un audience più vasta ed internazionale.Tuttavia, attualmente sto lavorando al sequel di Magnum (Magnum II), il quale, attraverso le sue storie, parodia i super eroi dei fumetti americani. Inoltre, per quanto riguarda i miei progetti futuri, sono tentato dal concentrarmi maggiormente sulla satira, e, di conseguenza, di focalizzarmi sempre di più sulla rappresentazione di personaggi reali.

Perché hai deciso di partecipare al Ratatà festival?

Ho deciso di partecipare al Ratatà per vari motivi. Innanzitutto perché da quanto sono venuto a conoscenza del festival mi è parso molto accattivante, ben organizzato ed attraente a livello qualitativo. In secondo luogo, sebbene abbia trascorso la maggior parte della mia vita all’estero, rimango molto attaccato alle mie radici italiane, come, del resto, si può già intuire guardando i miei lavori. Di conseguenza, sono molto stimolato dall’idea di poter conoscere diversi artisti italiani, e di poter condividere il mio lavoro con un pubblico che, essendo prevalentemente italiano, possa comprendere appieno parte dei miei lavori.

Manda un saluto per Macerata e il Ratatà! Anche in belga

Salut à tous les habitants de Macerata et a tous les participants du Ratatà Festival!

 

Michele Catinari

INTERVISTA: Acquaspazio

Acquaspazio è un progetto online che ospita una serie di vignette inserite all’interno di Art&Cafè. Ho visto nel sito alcune vignette e posso dire che sono molto carine, anche se alquanto bizzarre. Come nasce questa idea di Acquaspazio?

Io sono FE derico CA cciapaglia (cafe) e arturo è un mio amico immaginario o reale (vive a Portland?) che mi aiuta a sentirmi meno solo e sopratutto meno esposto quando presento i miei lavori…ci dividiamo le responsabilità delle opere e questo mi permette di essere più coraggioso nell’affrontare le normali insicurezze quando si tratta di esporsi artisticamente. Art a volte è anche un espediente narrativo. Acquaspazio è una realtà fluttuante. Tutto fluttua. é il luogo in cui si trovano le mie idee e forse allargando un pò il concetto, è il luogo o la realtà in cui noi troviamo le informazioni che ci interessano nella società contemporanea. Baumann parla di società liquide, Sloterdijk parla di schiuma e io credo che il fluttuare si adatta meglio al modo con cui la nostra volontà trova le informazioni che cerca. Gravità empatiche? I media da noi usati sono trasversali e la mancanza di filtri o di valori assoluti trasforma le nostre ricerche su internet, sui libri o incontrando persone in un piano non più tenuto a terra da una ‘gravità’. Se voglio sapere qualcosa sulla Cina faccio un click e mi ritrovo a spulciare informazioni random sulla Cina, e tre secondi dopo magari sono interessato dalla situazione politica in kazakistan e zac! altre informazioni random, oppure un tutorial su come preparare la quiche vegana alle mandorle. Il fluttuare è una condizione in cui mi ritrovo e l’Acquaspazio è il mondo in cui vivo.

 Acquaspazio viene descritta come una dimensione tutta nuova, con delle regole proprie totalmente illogiche e, proprio perché siamo in campo artistico, surrealistiche. Se fosse vera, la consigliereste una visita in questa dimensione?

Penso che molte persone già vivano in questa dimensione senza esserne consapevoli. Sicuramente io invito tutti a venirmi a trovare e sarò felicissimo di offrirvi un caffè, una sfogliatella o un piatto di pasta. E sopratutto nell’Acquaspzio potrò presentarvi Art. Il modo più facile per entrare nell’acquaspazio è passare per una porta rossa o rispondere ad un telefono col filo.

 Perché avete deciso di partecipare al Ratatà Festival? Volete per caso espandere il verbo di Acquaspazio? 

La mia partecipazione al Ratatà è principalmente legata al lato umano. le persone che organizzano questi festival indipendenti e gli artisti che vi partecipano sono per me non solo fonte di ispirazione ma un magico filtro per bellissime amicizie con altri artisti/fumettisti/stramboidi come me. Giro per festival in tutta europa e aiuto ad organizzare un piccolo festival a Pomarance con Enrico Pantani e Rosanna Tempestini Frizzi chiamato ‘Scarabocchio fest’. A partire da quest’anno sono nell’organizzazione del festival del fumetto di Berlino (Comic invasion Berlin) .

Vi chiediamo di mandare un saluto per Macerata e per il Ratatà Festival

Io non mando solo un saluto a Macerata e al Ratatà,  io vi bacio intensamente tutti quanti! dovrete spingermi via con la forza! smack! sbum! puff puff!

 

Michele Catinari

INTERVISTA: Menata

Menata è una idea molto interessante, sia per quanto riguarda il nome che per quanto riguarda le vignette disegnate. Dietro tutto questo però c’è un volto e il suo nome è Andrea Cacucciolo. Quale è la tua formazione artistica? Quando e come nasce MENATA?

Andrea Cacucciolo nasce a Bari nel 1997, Menata nasce da una sua costola nel 2015 circa. Avevo bisogno di uno spazio in cui raccogliere ed archiviare le vignette che da poco avevo cominciato a disegnare durante le ore più noiose degli ultimi anni del Liceo (Classico “Socrate”, di Bari) in un luogo in cui potessero essere visibili sia a me che a chiunque altro, così nacque la pagina facebook Menata, che è diventata anche la mia firma (abbreviata in A.Men., in modo tale che ogni lavoro risulti come una sorta di “preghiera”). Una paginetta senza pretese di successo in un social pieno zeppo di prodotti simili, dove però ho potuto ascoltare i pareri dei miei amici o di coloro (pochi ma buoni) che se ne sono interessati, oppure osservare ordinatamente i miei lavori in successione, e sulla base di ciò che era già stato fatto, sperimentare cose nuove, creare storie (come “Confessioni al telefono”) o serie di lavori accomunati dallo stesso tema (come le “Carte Altrovetane”). Attualmente studio arti figurative e cinema al Dams di Bologna alternando da autodidatta la pratica alla teoria.

Molti dei tuoi disegni sembrano voler ritrarre la vita quotidiana. Quali sono le cose che in generale ti colpiscono di più e ti portano a fare uno schizzo?

Sicuramente la vita quotidiana è lo spunto principale da cui nascono i miei disegni : un’insieme di azioni ricorrenti, abitudini quasi vuote di senso che bramano di essere manipolate, riempite di significati analogici e simbolici. Sto lavorando affinché la vita entri sempre di più in ciò che realizzo, ovvero sto cercando di affinare sempre di più il mezzo che ho deciso di utilizzare affinché risulti il più adatto ad esprimere la mia “quotidianità”, il mio modo di sentire la vita. Da un po’ di tempo ormai ho preso a scarabocchiare con la Bic ciò che ho davanti ogni giorno su una agendina, colorando con pennarelli o Photoshop : gente attorno al tavolo di un bar che fa colazione alle 12.00 fumando una sigaretta, i miei amici che si passano uno spinello motteggiando tra un impegno e l’altro, Giulia con la sua espressione fuoricampo mentre aspettiamo del cibo, Pino o Vito che mi parlano di Aristotele o Lynch, Gianco che balla la musica da lui stesso prodotta, bambini e ragazzi che giocano o donne che prendono il sole sdraiate sul cemento di un parchetto. Ma sto anche lavorando in modo tale da organizzare tutti questi dati in una o più narrazioni lunghe.

 Perché hai deciso di partecipare al Ratatà festival?

Partecipo al Ratatà perché mi sento ancora troppo esterno rispetto al “mondo del fumetto”! E’ arrivata l’ora di uscire dall’ambiente sicuro della mia camera. C’è bisogno di frequentare ambienti floridi e gente appassionata per trovare l’ispirazione e la forza per continuare a fare questo lavoro bellissimo (e difficile).

Puoi mandare un saluto per Macerata e il Ratatà?

Se devo fare un disegno lo faccio, se no…- Ci vediàmomo prèstoto, Ratatà !

 

Michele Catinari

INTERVISTA: Davide Bart

Davide Salvemini in arte Davide Bart. Studia illustrazione grafica a Bologna e presso l’ISIA di Urbino. I tuoi lavori sono molto interessanti, così colorati e esplosivi, che vogliono trasmettere energia e forte sensazioni. Quali sono i modelli a cui ti ispiri? C’è qualche artista in particolare che ti ha colpito?

Cerco sempre di trarre ispirazione da ogni tipo di media dai film, ai libri, alla moda e tutto ciò che fa parte dell’etere. Ogni piccolo evento può trasformarsi nella scintilla giusta per partire. Quello che posso dire di sicuro che la mia testa è esplosa per la prima volta con i poster di Toulouse Lautrec e la pittura istintiva dell’Art Brut.

Quali sono le tecniche lavorative che ti interessano maggiormente? Puoi spiegarcele?

Come nella ricerca d’ispirazioni, anche nel metodo di lavoro cerco sempre la pura libertà della sperimentazione. Ma mentre nell’animazione tutto ciò mi è più semplice (forse per la fruibilità del prodotto o per la velocità con cui l’immagine si mostra), diventa più difficile nel disegno dell’illustrazione. Infatti disegno quasi sempre su fogli a4 (importante per darmi dei limite nella quantità di particolari) e su di essi segno quelli che saranno gli spazi (pieni e vuoti) e i vari punti di fuga attraverso semplici forme. Fatto ciò, vado direttamente a disegnare con la penna per poi trasferire il disegno in digitale e colorarlo. Cerco sempre l’equilibrio perfetto dell’immagine, in cui il soggetto è fermo e stabile come una montagna.

Perché hai deciso di partecipare al Ratatà Festival?

E’ stato il primo festival d’illustrazione che ho visto in vita mia e anno per anno mi ci affezione sempre di più, sia per le persone che lo creano sia per la dedizione che quest’ultimi danno alla ricerca nell’arte in tutte le sue trasposizioni.

Puoi mandarci un saluto per Macerata e per il Ratatà Festival?

I ratti conquisteranno la terra!

 

Michele Catinari

INTERVISTA: Libreria nomade

Come nasce il progetto Libreria Nomade? Chi sono i suoi creatori?

Ciao, La libreria nomade nasce nel 2010 come libreria itinerante legata alla Libreria Strade Bianche di Pitigliano http://www.stradebianchelibri.com/ per dirla con le parole del suo fondatore Marcello Baraghini: “è una libreria, la sola in Italia che ospita tutti i libri di Stampa Alternativa. E’ un associazione no-profit che inventa, organizza e promuove eventi come il Festival internazionale di letteratura resistente. E’ una casa editrice all’incontrario che partendo dalla cinquantennale esperienza di Stampa Alternativa intende abbattere ogni barriera d’accesso al libro di qualità,prima fra tutto il copyright, e per farlo si richiama alle strade bianche battute dai partigiani, renitenti, disertori,banditi e briganti.”

Quali sono i progetti di cui andate maggiormente fieri?

Il progetto di cui andiamo più fieri sono la pubblicazione di una collana: I nuovi bianciardini, con formato stile vecchi mille lire di Stampa Alternativa, dove il prezzo lo fa chi compra, da un centesimo in su.

Perché avete deciso di partecipare al Ratatà festival?

In questi anni girando festival, mercati, sagre di paese, concerti e manifestazioni ho avuto modo di capire che eventi come il Ratatà sono la cosa migliore a cui partecipare, dove si riscontra maggior interesse e dove si respira aria buona.

Potete mandare un saluto per Macerata e il Ratatà?

Vi mando un grande saluto dalla maremma grossetana, Massimo Benucci.

 

Michele Catinari

INTERVISTA: To be continued comics

In un periodo in cui vanno tanto di moda i supereroi, soprattutto al cinema, si sta distinguendo un nuovo gruppo, differente da qualsiasi Avengers o Justice League, ossia i Millennials. Ma da chi è composto questo gruppo? Come vi siete conosciuti e che cosa producete di bello?

To be continued è nato nel 2014 come webcomic gratuito, scritto e disegnato da Lorenzo Ghetti, montato digitalmente da Carlo Trimarchi, webdesigner, e sotto l’editing di Mauro Nanfitò. Il progetto voleva allo stesso tempo sperimentare sulla forma web del fumetto e sviluppare un universo narrativo a tema supereroi, ma che di super ha davvero poco. La serie è durate tre anni e 113 episodi, e ha creato le basi per un progetto in espansione.

Al Ratatà presenterete il progetto TO be continued comics. Ce ne parlate un po’?

MILLENNIALS – Born to be Heroes è uno spin-off su carta di TO BE continued, stesso universo narrativo ma diversi i personaggi, diversa la storia. I testi sono sempre di Lorenzo Ghetti, i disegni invece di Claudia Razzoli. Lo scenario, questa volta, è un talent show per ragazzi con superpoteri.

Perché avete deciso di partecipare al Ratatà festival?

Il mondo delle autoproduzioni è in continua trasformazione, e pensiamo che ogni festival ne metta in risalto alcuni aspetti, ne mostri le tante sfumature. Siamo convinti che il confronto e il dialogo tra i diversi progetti, in questo ambito, sia fondamentale, e quale punto d’incontro migliore se non un festival dedicato all’editoria indipendente?

Potete mandare un saluto per Macerata e il Ratatà?

Ciao Macerata, arriviamo presto! Viva Ratatà Festival!

 

Michele Catinari

INTERVISTA: Ritardo

Giulia Cellino, in arte Ritardo, è una giovane artista proveniente da Vercelli e ora residente a Bologna. Ha già diverse esperienze alle spalle, come mostre e editoriali, ma vorrei chiederti una semplice domanda: da dove nasce la tua passione per il disegno? C’è qualche artista che ti ha ispirato?

Disegno da quando ero molto piccola, in principio inserendo per esempio la Pimpa (che era il mio personaggio preferito) nelle scenette della mia vita di allora, al mio fianco. All’epoca disegnavo probabilmente per lasciare traccia delle mie fantasie e dei giochi che inventavo, col tempo l’atto della narrazione per immagini è diventata la soluzione a una forte necessità d’espressione, e del raccontare per riuscire a identificarmi. Posso finalmente dire di aver trovato, l’anno scorso e per un breve ma intenso periodo, in Jan Švankmajer un artista di riferimento, per la sua provocatoria maniera di parlare dell’uomo e della vita calandolo in una ossimorica realtà surreale e angosciosamente metaforica, da cui non sembra esserci una via d’uscita. Non posso dire di avere un artista assoluto a cui riferirmi perché semplicemente non mi viene in mente.

Le tue opere si concentrano sulla depressione e la solitudine dei giovani di oggi, scaturendo il più delle volte in soluzioni piuttosto surreali, utilizzando colori caldi e il bianco. C’è molta introspezione in quello che fai? Come nascono le tue idee?

Certo, c’è molta introspezione nei lavori che faccio, ho provato a volte a creare qualcosa senza per forza parlare di me ma è impossibile; credo a un certo livello sia estremamente difficile per qualunque artista. C’è anche molta sospensione ed è proprio lì che credo di trovarmi impigliata, tra domande, oscillazioni tra il senso d’appartenenza a un luogo o una situazione e il repentino totale rigetto degli stessi. tra opposti emotivi e ribaltamenti. le mie idee nascono spesso (troppo spesso?) dal mio vissuto e in maniera più interessante dal non vissuto, da una tensione al raggiungimento di qualcosa che neanche io conosco. come la fine di questa risposta.

Perché hai deciso di partecipare al Ratatà Festival?

Ho deciso di partecipare al Ratatà anche quest’anno perché è speciale, mi piace spostarmi da Bologna e dall’atmosfera che respiro tutti i giorni qui. per la scorsa edizione è partito tutto dalla proposta di fare una mostra, quest’anno ritorno per il Varnelli al miele 🙂 e perché a mio avviso dimostrare col mio piccolo supporto che a Macerata è possibile creare qualcosa di così diametralmente opposto alla direzione che si sta prendendo in questo momento storico è veramente importante.

Puoi mandarci un saluto per Macerata e per il Ratatà?

A presto, semplicemente non vedo l’ora. quello che fate è fondamentale.

 

Michele Catinari