Mostre ancora da visitare

 
Ancora non hai visto tutte le mostre?
Sono disponibili tour guidati su prenotazione per i seguenti giorni/orari (minimo 10 – massimo 20 iscritti – in collaborazione con UniMc:
 
Martedì ore 16 – ore 18.30
Mercoledì ore 16 – ore 20
Giovedì ore 16 – ore 18.30
Venerdì ore 16 – ore 20
Sabato ore 16 – ore 20
Per info e prenotazioni: Camilla 3478998599
 
 
Mostre ancora aperte:
01 – JESSE JACOBS
SPAZIO MIRIONIMA – Piazza della Libertà
22/04 > 06/05
Tutti i giorni 10-13 16-20
 
02 – PROFESSOR BAD TRIP
GABA – Piazza Vittorio Veneto 7
21/04 > 02/05
Tutti i giorni 11-13 15-20
 
03 – COLLETTIVA MAISONS PERDUES
ANTICHI FORNI
21/04 > 28/04
Tutti i giorni 10-13 16.30-2004 – AURÉLIE WILLIAM LEVAUX 
DUMA – vicolo Tornabuoni
20/04 > 03/05
Tutti i giorni 16-20
 
05 – SIMONE REA + JUAN BERNABEU
MUSEO DELLA CARROZZA – via Don Minzoni 24
20/04 > 07/05
10-18 chiuso il lunedì
(ingresso a pagamento)
 
06 – ANKE FEUCHTENBERGER
OFFICINE UTO – vicolo Consalvi
21/04 > 28/04
Tutti i giorni 10-13 16.30-2008 – DAVIDE BART SALVEMINI
SPULLA – via Armaroli 54/56
21/04 > 07/05
orario di apertura del locale09 – SERENA SCHINAIA
CIVICO 37 – corso della Repubblica 37
21/04 > 02/05
orario di apertura del locale10 – MASSIMILIANO VITTI
PODEROSA – via Berardi 13
20/04 > 07/05
orario di apertura del locale

12 – SIMONE MANFRINI Magic bOObs
BAR ROMCAFÈ – via Gramsci 12
20/04 > 07/05

Orario di apertura del locale

13 – PAOLA TASSETTI Organi botanici
TANDEM – corso della Repubblica 23
20/04 > 07/05

Orario di apertura del locale

14 – RITARDO Lavare a mano
IBRO – corso della Repubblica 15
20/04 > 07/05Orario di apertura del locale

15 – THIS IS NOT A LOVE SONG
JUKE BOX ALL’IDROGENO – corso della Repubblica 41
20/04 > 07/05

Orario di apertura del locale

16 – DIANA BLU La grande Enciclopedia dei pesci blu
ULTRAFRAGOLA – corso della Repubblica 41
20/04 > 07/05

Orario di apertura del locale

17 – LELE MARCOJANNI Le città hanno gli occhi

BOTTEGA DEL LIBRO – corso della Repubblica 7/9
20/04 > 07/05

Orario di apertura del locale

18 – PAULINA TKACZ
BAR FIRENZE – Pescheria Vecchia 4
20/04 > 07/05

Orario di apertura del locale

19 – CECILIA CAMPIRONI Che figura!
QUODLIBET – via Mozzi 23
20/04 > 07/05

Orario di apertura del locale

20 – ZOO a cura del collettivo Le Vanvere

VETRINE EX UPIM – Galleria del commercio
20/04 > 07/05
 
l’acceso  tutte le mostre è gratuito ad eccezione di quella presso Il Museo Della Carrozza

Intervista: bru.co

  1. CHI SIETE E PERCHÉ AVETE SCELTO PROPRIO IL RATATA’?

Siamo bru.co, brutto collettivo, un collettivo di poster artist e illustratori abruzzesi.

Veniamo bene o male tutti da Pescara tranne Davide (Dartworks) che è di una città della provincia dell’Aquila.
Abbiamo scelto il Ratatà perché a livello nazionale, secondo noi, non c’è festival DIY e dedicato migliore. Ce n’è per tutti i gusti, tra presentazioni, mostre e stampa e ci siamo detti “perché no?”.

 

  1. COM’È NATO IL VOSTRO LAVORO?

Abbiamo tutti background simili tra accademia e istituti, sfociato sempre o quasi nei lavori per sua maestà la Musica. Stonino e Sergente suonavano anche insieme, Davide faceva bene o male parte dello stesso blocco anche non abitando a Pescara e Franz è arrivato poi a legare tutti con una camicia di forza.

 

  1. COM’È NATO QUESTO GRUPPO? COME LAVORATE AI VARI PROGETTI?

 Il collettivo nasce neanche a farlo apposta dopo lo scorso Ratatà. Lo scorso anno io (Franz) e Davide (Dartworks) siamo saliti in visita di piacere da Pescara. Ci conoscevamo già tutti e 4 ma solo dopo quella gita è scoccato l’ammore vero.
Da quel momento in poi abbiamo piano piano incominciato a darci delle deadline, prima per mostre incentrate sul Bruco, poi per il nostro progetto che stiamo portando in giro per lo stivale, Bru.Vi – Brutti Vinili. Ridisegniamo gli artwork dei dischi più impattanti nel nostro background musicale, li stampiamo, li montiamo in versione 45 giri e mettiamo un disco a sorpresa. Tutto con tono decisamente ironico e ben poco serioso.

 

  1. SE DOVESTE DIRE UNA COSA SOLTANTO CHE RENDE UNICO E RICONSOCIBILE IL VOSTRO LAVORO, COSA DIRESTE?

Credo che la cosa principale che lega i nostri lavori (tra l’altro clamorosamente differenti) oltre all’idiozia, che non fa mai male, sia il misticismo, la psichedelia e la sua ricerca, arrivando ad un equilibrio spesso storto e spesso giusto.

 

  1. COSA VI ASPETTATE DAL RATATÀ? LO CONSIGLIERESTE AD UN VOSTRO “COLLEGA”?

Tutti dovrebbero venire almeno una volta al Ratatà, colleghi e non, anche solo per fare un giro. Tutti dovrebbero dare da mangiare roba buona ai propri occhi e il Ratatà è un pranzo da ristorante stellato. Quest’anno in particolare, non vediamo l’ora di vedere le opere di Jacobs.

 

  1. COME MAI AVETE DECISO DI RITORNARE?

Primo anno da banchettari al Ratatà, ma non primo da guardoni. Non vediamo l’ora di conoscere un bel po’ di gente e di ritrovare un sacco di amici sparsi per lo stivale sotto lo stesso soffitto. L’atmosfera di quei giorni è sicuramente unica, ci sentiamo quasi a casa.

Intervista: Bvg-Jacopo Riccardi

  1. CHI SIETE E PERCHÉ AVETE SCELTO PROPRIO IL RATATÀ?

Siamo un neonato collettivo di studenti dell’Accademia di Belle Arti di Bologna e dello IED di Milano e ci chiamiamo BVG. Siamo Agnese, Alessio, wiktor maciej odron, Davide, Fagiani, Grillo, Pigna e Disordine. Abbiamo scelto il ratatà perché dopo che alcuni di noi lo hanno visitato nella scorsa edizione, abbiamo pensato che sarebbe stato un buon punto di partenza per farci conoscere.

 

  1. COM’È NATO IL VOSTRO LAVORO?

Qualcuno di noi si conosceva già mentre altri si sono incontrati in Accademia e dopo aver visto i nostri “stili” abbiamo deciso di unirci per lavorare insieme.

 

  1. COM’È NATO QUESTO GRUPPO? COME LAVORATE AI VARI PROGETTI?

Siamo ancora agli inizi per cui è molto difficile rispondere a questa domanda! Spaziamo dal fumetto all’illustrazione, dalla pittura all’animazione; lavoriamo in maniera molto diversa l’uno dall’altro.

  

  1. COSA VI ASPETTATE DAL RATATÀ? LO CONSIGLIERESTE AD UN VOSTRO “COLLEGA”?

Ci aspettiamo delle opportunità di crescita di gruppo e personale in questo tipo di ambiente. Chi di noi ci è già stato come visitatore, ha visto la grande varietà di eventi organizzati e i vantaggi che offre a chi vuole inserirsi nel mondo delle autoproduzioni, quindi sicuramente lo consiglieremmo a “colleghi” e amici.

Intervista: Diego Bonci

Fra i molti protagonisti di questa quarta edizione del Ratatà, che si terrà a partire dal 20 aprile fino al 23 aprile, troviamo anche lui: Diego Bonci. Da abili ficcanaso abbiamo deciso di rivolgergli qualche domanda in modo da farlo conoscere anche a voi. Enjoy!

  1. CHI SEI E PERCHÈ HAI SCELTO PROPRIO IL RATATÀ?

Sono Diego Bonci. Di giorno soffro da ingegnere impiegato creativamente represso, di notte me la spasso creando universi surreali monocromatici. Ho scelto Ratatà perchè perdere l’occasione di partecipare a un evento che raccoglie così tanta qualità a due passi da casa mia sarebbe stato proprio da scemi…

 

  1. COM’È NATO IL TUO LAVORO?

Da piccolo disegnavo molto, poi ho improvvisamente e inspiegabilmente smesso così come  improvvisamente e inspiegabilmente ho ripreso la matita in mano qualche anno fa, a 30 anni…

 

  1. SE DOVESSI DIRE UNA COSA SOLTANTO CHE RENDE UNICO E RICONSOCIBILE IL TUO LAVORO, COSA DIRESTI?

Bianco e nero. Rifiuto i mezzi toni sulla carta così come il mio carattere odia i compromessi, le contraddizioni, i conflitti latenti e irrisolti, le mancate prese di posizione per paura o opportunismo. Ma siccome la vita è fatta soprattuto di grigi, mi sfogo sulla carta con tonnellate di nero!

 

  1. COSA TI ASPETTI DAL RATATÀ? LO CONSIGLIERESTI AD UN TUO “COLLEGA”?

Mi aspetto un fine settimana pieno di incontri e confronti con chi ha la mia stessa passione e ancora non conosco di persona. O magari già conosco e avrò il piacere di rincontrare. Occasione imperdibile come dicevo, costretto come sono tutti i giorni nel mio ufficio a fare altro! Certo che lo consiglierei.

 

  1. PERCHÈ HAI DECISO DI RITORNARE?

Perché quest’anno ho prodotto diverse cose: ho stampato delle serigrafie, risografie, qualcosa in digitale e anche un paio di magliette. Ma ripeto: l’obiettivo principe non sarà “spacciare” la mia roba, bensì incontrare persone e fare esperienza approfittando della qualità che il Ratatà è riuscito ad aggregare.

Intervista: Alessandra Oricchio

Fra i molti protagonisti di questa quarta edizione del Ratatà, che si terrà a partire dal 20 aprile fino al 23 aprile, troviamo anche lei: Alessandra Oricchio. Da abili ficcanaso abbiamo deciso di rivolgerle qualche domanda in modo da farla conoscere anche a voi. Enjoy!

 

Presentati e presentaci il tuo lavoro.

Mi chiamo Alessandra Oricchio (aka Gas) e non credo di essere un’illustratrice. Credo, piuttosto, di essere un’attenta osservatrice. Raccolgo momenti di vita quotidiani, ascolto storie di persone sconosciute e quelle di persone che conosco da sempre e lo faccio con curiosità e voglia di imparare. Lascio sedimentare quei racconti e poi li restituisco, nella forma del disegno, a chi me li ha dati in prestito e, più in generale, ad ogni persona che li osserva.

Qual è l’elemento distintivo del tuo lavoro artistico?

La linea sintetica è sicuramente una costante dei miei lavori, ma continuo a stupirmi ogni volta che le persone, guardando un’illustrazione, riescono a capire subito che sia mia. Mi chiedo: come avete fatto?

Come nasce un’idea? Qual è la tua fonte di ispirazione?

L’idea nasce ogni volta che lascio attraversarmi dalle persone e dal contesto in cui mi trovo. In quei momenti mi sento una spugna: trattengo. Credo che la vita sia la mia più grande fonte di ispirazione. È il forte senso di riconoscenza che ho verso di essa che determina ciò che creo.

Perchè hai scelto di partecipare al Ratatà?

Ho scelto di partecipare al Ratatà per condividere e vivere insieme alle persone che ne faranno parte un’esperienza che sicuramente lascerà il segno!

Intervista: Charle G.O.D

Fra i molti protagonisti di questa quarta edizione del Ratatà, che si terrà a partire dal 20 aprile fino al 23 aprile, troviamo anche: Charles G.O’D. Da abili ficcanaso abbiamo deciso di rivolgergli qualche domanda in modo da farlo conoscere anche a voi. Enjoy!

1.CHI SEI E PERCHÈ HAI SCELTO PROPRIO IL RATATÀ?

Ciao a tutti sono Charles G.O’D., un illustratore, screenprinter e attivista di Maiorca.

Ho scelto di venire al Ratatà dopo aver incontrato “Strane dizioni” in molti festival in giro per l’europa e anche perché ne ho sentito molto parlare in giro.

 

2.COM’È NATO IL TUO LAVORO?

Ho sempre disegnato sin da quando ero un bambino. Con il tempo questa passione si è evoluta e quando ho terminato la scuola mi sono iscritto alla facoltà di arte. Siccome né l’accademia ne il mondo dell’arte tradizionale mi hanno soddisfatto appieno, ho scoperto la piccola editoria indipendente al Crack festival nel 2011 a Roma e da allora ho continuato a produrre in maniera indipendente i miei contenuti.

 

3.SE DOVESSI DIRE UNA COSA SOLTANTO CHE RENDE UNICO E RICONSOCIBILE IL TUO LAVORO, COSA DIRESTI?

 Coinvolgimento. Il mio lavoro è una costante lotta per unire il mio atteggiante sfrontato all’elaborazione grafica e al cambiamento sociale.

 

4. COSA TI ASPETTI DAL RATATÀ? LO CONSIGLIERESTI AD UN TUO “COLLEGA”?

Lavoro molto duramente senza avere particolari aspettative e mi lascio sorprendere. Inoltre so per certo che il Ratatà sarà divertente, stimolante e una buona occasione per stringere delle relazioni.

Quest’anno verrò con alcuni amici e saremo presenti anche al Ca.Co di Bari e all’ Underground eccetere di Napoli.

Intervista: Doner club

Fra i molti protagonisti di questa quarta edizione del Ratatà, che si terrà a partire dal 20 aprile fino al 23 aprile, troviamo anche questo collettivo: Doner Club. Da abili ficcanaso abbiamo deciso di rivolgere loro qualche domanda in modo da farveli conoscere meglio. Enjoy!

  1. CHI SIETE E PERCHÉ AVETE SCELTO PROPRIO IL RATATÀ?

Ci siamo conosciuti al corso di Fumetto e Illustrazione in Accademia, a Bologna. Ci occupiamo prevalentemente di autoproduzione, facciamo fumetti, fanzine, poster e magliette con le nostre grafiche.

 

  1. COM’È NATO IL VOSTRO LAVORO?

All’inizio avevamo un altro nome, sempre con le stesse iniziali “DC” perché un giorno che eravamo alla Children’s book fair di Bologna abbiamo deciso che volevamo fare il verso alla DC comics.

Così è nato il collettivo, all’inizio eravamo in sette e pubblicavamo la nostra roba solo su facebook. Dopo circa un anno abbiamo cambiato nome in Doner Club e abbiamo cominciato a darci da fare seriamente, stampando e portando in giro tutte le nostre store.

 

  1. COM’È NATO QUESTO GRUPPO? COME LAVORATE AI VARI PROGETTI?

Siamo tutti interessati allo stesso tipo di narrazione, molto intima ma al contempo affrontata con leggerezza e (sferzante) ironia. Ci piace affrontare tematiche complesse in maniera sbarazzina.

 

  1. COSA VI ASPETTATE DAL RATATÀ? LO CONSIGLIERESTE AD UN VOSTRO “COLLEGA”?

Dal Ratatà ci aspettiamo soprattutto un confronto con altri collettivi che si occupano come noi di fumetti e autoproduzioni in generale! Lo consiglieremmo in particolare a chi si interessa di stampa d’arte e microeditoria.

 

  1. COME MAI AVETE DECISO DI RITORNARE?

L’anno scorso è stata per noi una bella occasione di incontro e siamo venuti a conoscenza di tante realtà con le quali abbiamo mantenuto i rapporti e portato avanti collaborazioni senza dimenticare che abbiamo venduto un sacco di fumetti e stampe a persone davvero interessate!

Blanca: Martina Tonello&Noemi Vola

Fra i molti protagonisti di questa quarta edizione del Ratatà, che si terrà a partire dal 20 aprile fino al 23 aprile, troviamo anche questo collettivo: MaPerò. Da abili ficcanaso abbiamo deciso di rivolgere loro qualche domanda in modo da farveli conoscere meglio. Enjoy!

Presentatevi e presentateci il vostro lavoro.
Ci sono cose che tutti condannano come sbagliate e inopportune. MaPerò nasce da questo sentimento di rivolta per le cose che non si dovrebbero dire o fare. Specifica l’Accademia della Crusca: “Per chiarezza si può subito anticipare che l’incontro delle due congiunzioni ma però (e di ma bensì) non è da condannare, a dispetto di quanto sostenuto da una certa tradizione grammaticale e spesso dall’educazione scolastica”. Ma però lo dicono anche Dante Alighieri e tanti bambini.

Qual è l’elemento distintivo del vostro lavoro artistico?
Nel nostro lavoro cerchiamo di affrontare tematiche che sono per noi importanti, in modo semplice e soprattutto divertente. Quello che vogliamo fare mentre disegnamo è divertirci. Ci piace giocare scoprendo nuovi modi di raccontare. Per esempio, il nostro primo volume è composto da una scatola a guaina che contiene 32 disegni di oggetti quotidiani trasformati in altre cose, come forchette che diventano veicoli da tavola, o barbecue-stendini.

Come nasce un’idea? Qual è la vostra fonte di ispirazione?
Il nostro lavoro parte dall’esigenza di dire quello che pensiamo senza farci problemi. Queste idee non nascono sulla scrivania, ma camminando per strada, portando fuori il cane, correndo in bici per Bologna.

Ci interessano la grammatica accusata di essere sbagliata, le cose che stanno così perché così è sempre stato, gli ombrelli che si sono stancati di stare sopra le teste, le nuvole che devono solo stare nel cielo, le radici quadrate che non si possono piantare, Gianni Rodari, Bruno Munari, Leo Lionni, Fischli e Weiss.

Perchè avete scelto di partecipare al Ratatà?
Ci piace il Ratatà perché è il festival di editoria indipendente più bello che c’è in Italia, che quando fuori piove ti porta la pasta e fagioli calda, che fa delle mostre fighissime.

Intervista: Collettivo BaldoBranco

Fra i molti protagonisti di questa quarta edizione del Ratatà, che si terrà a partire dal 20 aprile fino al 23 aprile, troviamo anche questo collettivo: BaldoBranco. Da abili ficcanaso abbiamo deciso di rivolgere loro qualche domanda in modo da farveli conoscere meglio. Enjoy!

 

1. CHI SIETE E PERCHÉ AVETE SCELTO PROPRIO IL RATATÀ?

Ciao a tutti, siamo Collettivo BaldoBranco, un collettivo composto da sei ragazze provenienti da Treviso, Vicenza e Padova. Abbiamo scelto Ratatà perchè, dopo averne sentito tanto parlare, abbiamo deciso di presentare, in un festival che ci incuriosisce così tanto, le nostre autoproduzioni.
2. COM’È NATO IL VOSTRO LAVORO?

Il nostro lavoro è nato dall’entusiasmo per l’illustrazione e la voglia di mettersi in gioco creando libri e immagini.
3. COM’È NATO QUESTO GRUPPO? COME LAVORATE AI VARI PROGETTI?

Ci siamo conosciute all’Accademia di belle arti di Venezia e unite dalla volontà comune di realizzare illustrazioni, libri e tutto quanto ci venisse in mente, ci siamo unite in collettivo per lavorare insieme a questi progetti. Riusciamo così a mantenere sempre vivo un confronto costruttivo e a farci meglio sentire. Quando vogliamo sviluppare un nuovo progetto facciamo delle riunioni-banchetto in cui ci scambiamo idee e, appena decidiamo cosa fare, definiamo tutti i dettagli!
4. SE DOVESTE DIRE UNA COSA SOLTANTO CHE RENDE UNICO E RICONOSCIBILE IL
VOSTRO LAVORO, COSA DIRESTE?

Diremmo che il nostro lavoro è contraddistinto dalla sua pluralità: ognuna di noi ha un suo modo di vedere l’illustrazione, un suo stile, e l’unione di queste diversità crea sempre qualcosa di armonico e unico.
5. COSA VI ASPETTATE DAL RATATÀ? LO CONSIGLIERESTE AD UN VOSTRO
“COLLEGA”?

Da Ratatà ci aspettiamo di conoscere tante nuove realtà interessanti, e riempirci gli occhi di cose belle. Ed è per questo che lo consiglieremmo ad un nostro collega!
6. QUESTO È IL VOSTRO PRIMO ANNO AL RATATÀ? 

Sì è il nostro primo anno, e non stiamo più nella pelle!

 

BohNoBeh!

 

Fra i protagonisti di questa quarta edizione del Ratatà, che si terrà a partire dal 20 aprile fino al 23 aprile, troviamo anche questo collettivo: BohNoBeh! Da abili ficcanaso abbiamo deciso di rivolgere loro qualche domanda in modo da farveli conoscere meglio. Enjoy!

Presentatevi e presentateci il vostro lavoro.
‘BohNoBeh!’ è il contenitore delle nostre idee.
‘BohNoBeh!’ è lo stato d’animo che ci accompagna alla scrivania per ogni nuovo progetto, tra una partenza incerta, un po’ di delusione transitoria e l’appagamento finale.
‘BohNoBeh!’ è un gioco.
Siamo Chiara Abastanotti, Erika Lerma, Francesca Bartalucci e Roberta Garzillo.

 Qual è l’elemento distintivo del vostro lavoro artistico?
Disegniamo fumetti, illustrazioni. Realizziamo spille e stampe. Amiamo dare un’impronta d’autore a ciò che facciamo cercando stili molto personali, per questo ai volumi antologici preferiamo lavorare ognuna al proprio collaborando nell’editing e qualche volta unendoli in collane.

 Come nasce un’idea? Qual è la vostra fonte di ispirazione?
Spesso la fonte di ispirazione è la natura che ci circonda, altre volte quello che ci succede, molto spesso le storie che i luoghi hanno da raccontare.

 Perchè avete scelto di partecipare al Ratatà?
Ratatà è un luogo in cui vorremmo potere avere uno scambio con altri professionisti e appassionati. Imparare e raccogliere nuovi spunti. Crediamo che sia il posto giusto dove vedere cose interessanti e dove poter valorizzare al meglio la nostra autoproduzione.

Intervista: Davide Barca

  1. CHI SEI E PERCHÈ HAI SCELTO PROPRIO IL RATATÀ?

Salve, sono Davide Barca, artista poliedrico, illustratore, pittore, autore, cantante. Autodidatta. Sono innamorato dell’arte primitiva, della psichedelìa, della fisica quantistica, del vino buono, della bellezza femminile, della salsa vieja, dei fiori di zucca fritti e di un’infinità di altre cose. Ho scelto il Ratatà perché è un festival super, creato e portato avanti con il cuore, come pochi ce ne sono in giro.

 

  1. COM’È NATO IL TUO LAVORO?

Il mio lavoro è nato con me. Il cammino è stato lungo, dagli scarabocchi da bambino con mio padre, ai disegni sui banchi di scuola, ai graffiti in strada con gli amici storici, ai fumetti, all’illustrazione, alla pittura. L’orizzonte è ancora lontano e pieno di mistero e potenzialità.

 

  1. SE DOVESSI DIRE UNA COSA SOLTANTO CHE RENDE UNICO E RICONSOCIBILE IL TUO LAVORO, COSA DIRESTI?

Il processo. Amando confrontarmi con innumerevoli tecniche e sperimentare molto, quello che rende unico il mio lavoro è il processo creativo, legato al paradosso, alla poesia e all’istinto, in perpetua trasformazione senza perdere identità.

 

  1. COSA TI ASPETTI DAL RATATÀ? LO CONSIGLIERESTI AD UN TUO “COLLEGA”?

Mi aspetto grandi cose, come al solito. E so per certo che non resterò deluso, come al solito. Chiaramente, consigliatissimo.

 

  1. QUESTO È IL TUO PRIMO ANNO AL RATATÀ? (se la risposta è no, segue la successiva domanda.)

No, è il terzo.

 

  1. PERCHÈ HAI DECISO DI RITORNARE?

Devo continuare con i complimenti? Scherzi a parte, per i motivi che ho già spiegato, atmosfera, persone e artisti unici.

 

Intervista: Brigata RGB

 

Abbiamo intervistato Brigata RGB ed ecco cosa ci hanno proposto:

  1. Chi siete e in che cosa consiste il vostro lavoro?
    POCO
  2. Cosa vi ha portato nel mondo dell’arte?
    MOLTO
  3. Cosa ne pensate del Festival del Ratatà?
    TUTTO
  4. Come mai avete scelto di partecipare a questo evento?
    SEMPRE
  5. Quale messaggio volete comunicare con le vostre opere?
    MAI

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Intervista Elena Pagliani

Fra i molti protagonisti di questa quarta edizione del Ratatà, che si terrà a partire dal 20 aprile fino al 23 aprile, troviamo anche lei: Elena Pagliani. Da abili ficcanaso abbiamo deciso di rivolgerle qualche domanda in modo da farla conoscere anche a voi. Enjoy!

  1. CHI SEI E PERCHÉ HAI SCELTO PROPRIO IL RATATÀ?

Ciao, sono Elena Pagliani e faccio illustrazioni e fumetti principalmente a Bologna e Modena. Ho scelto il Ratatà perchè mi sembra un festival vivo e molto variegato: non si ferma ai soliti nomi noti del circuito del fumetto ma spazia in vari ambiti come illustrazione, serigrafia, animazione e porta in Italia anche talenti esteri che da sola avrei faticato a trovare.

 

  1. COM’È NATO IL TUO LAVORO?

Ho frequentato il corso di Fumetto e Illustrazione all’ Accademia di Bologna e questo mi ha aiutato a inserire il mio modo di disegnare in ambiti professionali come quello dell’editoria.

In particolare invece l’ultimo libro, Radiations, è nato come un disegno improvvisato, che si è prolungato prima ad una tavola, poi una sequenza, e poi è diventato un fumetto di quasi 100 pagine.

 

  1. SE DOVESSI DIRE UNA COSA SOLTANTO CHE RENDE UNICO E RICONOSCIBILE IL TUO LAVORO, COSA DIRESTI?

Mi piace sempre superarmi e fare cose nuove, sia per quanto riguarda le mode attuali del disegno, sia su un livello personale. Molto spesso appena concludo un lungo lavoro ne inizio un altro totalmente diverso, che mi dia impressioni nuove e nuovi stimoli anche a livello visivo, con tecniche diverse, etc.

 

  1. COSA TI ASPETTI DAL RATATÀ? LO CONSIGLIERESTI AD UN TUO “COLLEGA”?

Assolutamente sì, secondo me sarà fantastico. Non vedo l’ora di scoprire i milioni di artisti che il Ratatà ha invitato come ospiti (dopo aver montato la mostra di Radiations che sarà abbastanza invasiva, ahah)

 

  1. PARLACI UN PO’ DEI TUOI PROGETTI FUTURI. CHE FARAI DOPO IL RATATÀ?

Nel futuro prossimo parteciperò ad un altro festival di fumetti a Milano, l’AFA, e subito dopo ad una mostra collettiva a Bologna all’interno di un festival di illustrazione e street art.

Festival a parte, sono in un periodo di grande ricerca e studio, sto preparando una serie di ritratti concentrandomi sulla libertà delle tecniche e della composizione.

 

  1. QUESTO È IL TUO PRIMO ANNO AL RATATÀ?

Sì, sia come espositrice che come ospite della call selfpublishing.

 

  1. HAI MAI PENSATO A QUALCHE CONSIGLIO O DRITTA CHE VORRESTI DARE A CHI HA INTENZIONE DI AFFACCIARSI AL MONDO DELL’ARTE, QUALSIASI ESSO SIA?

Parlando per la mia esperienza, quello che mi colpisce in qualcuno che fa arte oggi, è l’innovazione. Non tanto nel senso di contemporaneità o modernità, ma nel senso di novità, di esplorazione, contaminazione con i tanti mondi del disegno estero, senza aver paura di non essere riconoscibile o esteticamente impeccabile. Quindi coraggio e onestà artistica.

Intervista: Alex Raso

Fra i molti protagonisti di questa quarta edizione del Ratatà, che si terrà a partire dal 20 aprile fino al 23 aprile, troviamo anche lui: Alex Raso. Da abili ficcanaso abbiamo deciso di rivolgergli qualche domanda in modo da farvelo conoscere meglio. Enjoy!

 

Alex Raso è un illustratore “con il vizio della scrittura“. Classe ’77, da piccolo si è innamorato del disegno e non l’ha più abbandonato. Dopo il Liceo Artistico ha frequentato l’Accademia Ligustica di Belle Arti dove ha deciso di dedicarsi principalmente all’illustrazione. 

Per dar vita alle tue creazioni utilizzi delle tecniche non convenzionali, come per la serie “Arsenico e vecchie lamette”: da cosa nasce l’idea di utilizzare questi strumenti?

“Arsenico e vecchie lamette” è una serie di ritratti fatti per una personale in Islanda eseguiti su fogli di cotone trattati con cera liquida e disegnati spalmando inchiostro xilografico con una lametta da barba. La tecnica è nata casualmente giocando in casa con vecchie lamette che mia sorella utilizzava alle superiori per correggere le sbavature di china quando si “lucidavano” le piantine. In seguito ho scoperto che l’inarrivabile Alberto Breccia ha disegnato alcune tavole di Mort Cinder con inchiostro di china e lametta.

È una tua “abitudine” quella di sperimentare con tecniche diverse?

La mia abitudine ad utilizzare tecniche diverse nasce dal desiderio di assecondare l’indole e la forma dei materiali. Ultimamente per alcune tavole sto facendo il supporto con un collage di pagine di libri vecchi, dopo averle disegnate creo un effetto nebbia spalmando il colore con i polpastrelli.

Qual è la fonte della tua ispirazione?

L’ispirazione nasce da associazioni di idee, immaginari fantastici, letture, chiacchiere con gli anziani e lunghe passeggiate in solitaria. Ma anche nelle nottate passate in bianco guardando i contorni delle macchie sul soffitto in camera da letto; un po’ come si fa da bimbi con le nuvole.

C’è un progetto, fra i molti realizzati, che preferisci agli altri?

Ne dico tre a cui sono affezionato: il primo è “Cosetta”, una mia favola illustrata dalla collega e amica Resli Tale; il secondo è “L’infinito breve” una favola che ho scritto qualche anno fa che mi sono finalmente deciso a illustrare. Il terzo progetto, recentetissimo, è Drawjob nato dall’idea degli amici “illustri” Chiara Fedele, Riccardo Guasco, Francesco Poroli e Gianluca Folì. Si tratta di una collettiva di 22 illustratori, 6 scrittrici e 2 esperti che illustrano con ironia, tatto e leggerezza  le categorie del porno. La mostra e il catalogo sono allo Spazio Tapirulan di Cremona fino al 14 maggio!

Fra gli espositori di questa quarta edizione del Ratatà ci sei anche tu! È la prima volta che vi partecipi? Perché hai scelto di prenderne parte?

Per me è la prima volta al Ratatà! Ho deciso di prenderne parte perché ho seguito a distanza le scorse edizioni e ne ho potuto apprezzare la notevole qualità.

Puoi darci qualche anticipazione su cosa vorrai mostrarci?

Oltre alle illustrazioni porterò alcune magliette realizzate a mano dal laboratorio di sartoria Caterinette di Celle sulle quali è stata serigrafata una mia illustrazione: un pettirosso con cuore anatomico. Si tratta di una serie limitata di 15 pezzi pensata appositamente per questa trasferta nelle Marche.

ALEX RASO PER IL WEB

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Intervista: Letizia Iannaccone

Fra i molti protagonisti di questa quarta edizione del Ratatà, che si terrà a partire dal 20 aprile fino al 23 aprile, troviamo anche lei: Letizia Iannaccone. Da abili ficcanaso abbiamo deciso di rivolgerle qualche domanda in modo di farvela conoscere meglio. Enjoy!

Letizia Iannaccone è un’illustratrice e autrice che vive e lavora a Genova. Collabora con editori italiani e stranieri, riviste di settore, brand, librerie. Tra le sue collaborazioni è possibile trovare: Einaudi edizioni (it), Giunti edizioni (it), Seuil jeunesse (fr), Anorak Mag (uk), Le palle (to), Emergency (it), Libreria l’albero delle lettere (ge), Libreria tiritera (mi). Fra le pubblicazioni più recenti possiamo ricordare: “Il primo libro non si scorda mai”, Giunti edizioni (it) del 2017, “Anorak Mag”, party issue (uk) del 2016, “Pavor nocturnus”, Seuil jeunesse (fr) del 2016 e “Animalia”, Einaudi ragazzi (it). 

Molte sono le cose che l’appassionano e ci confessa di ritenersi fortunata, in quanto quella che preferisce è diventata poi il suo lavoro. Disegna tutto il giorno, adora cucinare (e mangiare), curiosare nei mercatini dell’usato alla ricerca di qualche chicca imperdibile e andare a nuotare ogni volta che posso. Letizia si occupa di illustrazione da più o meno cinque anni, principalmente per l’infanzia ed in ambito editoriale. “Forse ho iniziato a considerarmi “illustratrice” da un po’ meno tempo, ma direi che la strada è quella giusta“.

Cosa ispira le tue illustrazioni?

In buona parte prendo ispirazione dai ricordi e dalle mie esperienze personali. A volte da quello che sento in giro e sicuramente dalle emozioni che provo. Per me ogni disegno ha una storia da raccontare, ho bisogno di attribuirgli un significato.

Osservando le tue illustrazioni sembra di essere precipitati in una fiaba. Nonostante tratti spesso di temi “adulti”, uno fra tanti quello della femminilità, hai deciso di utilizzare uno stile illustrativo da libro per i più piccoli. Da cosa nasce questa scelta? 

Non so si tratti davvero di una scelta; credo che lo stile che ho maturato in questo momento (e chissà se evolverà ancora) sia più il risultato di un percorso e devo dire, un percorso davvero molto naturale, spontaneo. Allo stesso modo i riferimenti al mondo dei più piccoli sono legati al fatto che principalmente lavoro in quell’ambito; mi piace l’idea di poter usare lo stesso linguaggio stilistico per parlare a più livelli e quindi a più età. I miei bambini saranno un po’ più adulti e i miei adulti un po’ più bambini.

Quali sono i temi che preferisci? 

Le tematiche che preferisco riguardano sicuramente la sfera personale, le dinamiche familiari, le difficoltà relazionali, la femminilità e la psicologia in generale. Non a caso il mio primo libro per bambini che è uscito lo scorso anno in Francia racconta proprio di una patologia infantile.

Chi è quella ragazza che si aggira fra le tue illustrazioni? E dove sono finiti i suoi vestiti? 

Banalmente spesso sono io stessa, ma non sempre. Direi che è la mia idea di ragazza, una mia versione buffa della femminilità. I vestiti… diciamocelo, spesso non servono.

Parlaci del progetto che preferisci in assoluto oppure di uno che muori dalla voglia di realizzare!

In questo momento sto lavorando a un nuovo progetto personale cui tengo molto. Si tratta di un progetto libro con la struttura di un albo illustrato, ma dichiaratamente “per grandi”. Non dico per adulti per non scadere in facili connessioni legate all’erotismo, che nonostante la gran quantità di nudo, non è l’obiettivo del progetto. Il titolo del libro sarà difatti “Happy skin – The journey of an inexperienced nudist”. In programma per settembre una piccola autoproduzione ed una mostra delle tavole originali, ma non vi svelo altro se no che gusto c’è?

Anche tu quest’anno farai parte degli espositori del Ratatà. Cosa desideri mostrarci?

Sarò a Ratatà  per la prima volta e sono davvero felicissima.

Ho in serbo per voi tante nuove miniature originali (adoro il piccolo formato!), stampe dei miei ultimi lavori e piccole pubblicazioni edizione limitata… vi ho incuriosito almeno un po’?

LETIZIA PER IL WEB

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Intervista: Robox Lab

Fra i molti protagonisti di questa quarta edizione del Ratatà, che si terrà a partire dal 20 aprile fino al 23 aprile, troviamo anche questo collettivo: Robox Lab. Da abili ficcanaso abbiamo deciso di rivolgere loro qualche domanda in modo da farveli conoscere meglio. Enjoy!

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Abbiamo parlato con Gian Marco Balleroni che, presentandosi, ci ha portato con lui nel mondo del Robox Lab, raccontandoci  della nascita e dello sviluppo di questo laboratorio:

Mio nonno mi ha insegnato a giocare con il legno sin da quando ero piccolo. 
Lazzaro è una persona importantissima nella mia vita. 
Dopo la sua morte sentii il bisogno di fare qualcosa con lui,
in quel periodo mio fratello lavorava in una ditta dove facevano bancali e portava a casa
tanta legna di scarto con cui accendevamo il camino. 
Cosi presi un asse la più bella che aveva portato, e pensai a cosa potessi farci.
In garage abbiamo chiodi martello e una sega, la cosa più semplice è un robot! Ho sempre desirato un robot! 
Basta che taglio quadrati e rettangoli. Cosi mi misi al pc studiai le proporzioni e creai il robot su illustrator.
Poi riga e matita a tracciare sull’asse e son corso in garage a tagliare tutto. 
Una volta che avevo testa, corpo, mani, braccia, piedi e gambe presi i chiodi e assemblai il primo Robox 
(quello che ora è il Capo, il prototipo 00).
Quando lo guardai ero meravigliato, era bellissimo, e dissi grande Lazzaro abbiam costruito proprio un bel gioco!
Lo dipinsi tutto di azzurro perchè mi aveva dato serenità e perchè mio nonno lo chiamavan Celestein.
Robox Lab nasce un giorno all’improvviso.
Incontrai Francesco, gli feci vedere il gioco, e gli spiegai che sarebbe stato bello fare laboratori in cui i bambini 
potessero giocare costruendo il proprio Robox, l’ho pensato come se fosse un foglio bianco su cui tutti possono 
inventare il proprio personaggio,una storia, un nome, un carattere, il gioco dei lori sogni che non avevan mai trovato nello
scaffale di alcun negozio. 
Lui mi disse ma Giammi cosi con i chiodi e il martello i bambini si fanno male,e io gli dissi che mio nonno mi diceva sempre:
Se ti dai una botta la prossima volta stai attento; vallo a spiegare alle mamme Giammi, mia Zia ha i ciondoli possiamo usare quelli! 
Vediamoci un giorno da me.
In quel periodo stavo lavorando come grafico per lo Zoe Microfestival, un festival che si svolge a Pesaro i primi di Luglio e non 
avevo tanto tempo, però eravamo rimasti d’accordo che una volta terminati il lavori per lo Zoe sarei andato nel suo garage. 
Il manifesto di quella edizione era bianco con solo le date e il nome del festival. 
Una settimana prima dell’inizio andai da lui, ne costruimmo uno con i macchinari che aveva, macchinari che una volta usava suo nonno, 
c’era tutto quello che potesse servire per realizzare i Robox e lo stesso giorno ne facemmo uno, era dritto, spigoloso, bello come son fatte le cose belle. 
Ci mettemmo sin da subito a costruirli per portarli allo Zoe. 
Ne facemmo 100, mettemmo le varie parti per assemblarlo in tante cassette per la frutta una per la testa, il corpo, le mani, le braccia, i piedi e le gambe
e i ciondoli in dei vasi di vetro che usava la mamma di Francesco per la marmellata. 
I preparativi finirono il giorno prima, mancavano i cartelli dove i partecipanti avrebbero scritto il loro nome e quello del loro personaggio 
e non poteva mancare il logo R O B O X L A B e il R O B O X illustrato da mettere su fronte e retro.
Fu subito Robox Lab! Eravamo carichissimi!
Il primo giorno 50 Robox avevan preso vita, e dato che ne avevamo solo 100 e il festival durava 4 giorni 
decidemmo di chiudere il laboratorio prima per evitare che finissero subito. Entusiasti del risultato ne facemmo altri 100
a partire dalla sera stessa, il mattino dopo fino il primo pomeriggio, tutti dovevan poter portare a casa un Robox!
Alla fine del festival 200 Robox avevano trovato casa, c’erano supereroi, mostri, eroi, personaggi inventati, erano bellissimi.
Pieni di gioia chiamammo un altro festival i cui manifesti erano presenti all’interno dello Zoe, 
l’idea piacque e cosi a distanza di neanche una settimana andammo con il Robox Lab!
Anche qui 200 Robox trovarono casa, il caso volle che un signore si interessò e ci diede il contatto di un altro festival 
che si svolgeva qualche settimana dopo in Umbria e noi ci andammo!. 
Pure li il laboratorio piacque e cosi nel viaggio di ritorno io e Fra ci guardammo e ci dicemmo:
Perchè dobbiam tornare  a casa? Non ci sono altri festival? 
Perchè non portiamo il Robox Lab in giro per il mondo!.
Che da li la nostra testa non si sarebbe più slegata dal progetto era evidente e cosi fu.
Il Robox Lab è una vita.”

 

Qual’è il vostro obiettivo?

Lo scopo è quello di creare giocattoli autentici, che abbiano vita, 
ovvero creare fogli bianchi, pinocchietti ai quali ognuno possa dare vita con le proprie mani.

A questo punto iniziamo a parlare del Robox e dei materiali che utilizzano:

Robox è libertà nasce dall’idea di non avere scarti, no packaging, nessuna strettura 
dunque di un gioco che ha la forma di un quadrato, una scatola che contiene il gioco
ma che scatola non è, oppure si, o insieme fa il Robox.
Il Robot è stato scelto perchè si avvicina all’uomo, può essere tutto con le sue forme semplici, 
è un foglio bianco a cui dare un nome, un colore, un carattere, e poi fa compagnia anche se è silenzioso.
Per crearli utilizziamo legno di vario tipo, abete, noce, pino, ciliegio. . . inoltre da qualche tempo abbiamo iniziato
a piantare fiori e semi ogni tot Robox fatto, lo stesso packaging è semplicemente legato con dello spago.

Molte persone e bambini hanno realizzato delle opere introducendosi nel vostro mondo.
Come hanno vissuto questa esperienza?

Molti tornano bambini, si divertono, osservano con gli occhi lucidi, si sporcano, domandano, gli stessi adulti da guardar il figlio costruire il 
Robox iniziavano a farne uno proprio, questo ci fa tanto piacere! 
In quel tavolino pieno di colori ciondoli e fantasia trovano il modo per raccontarsi, creare, divertirsi insieme. 
Chi si porta a casa il gioco va a casa con il sorriso di aver creato, di portarsi a casa un amico, c’è chi dice grazie, chi lo metterà 
vicino lui nel suo comodino, nella sua camera, in ufficio, nella sua cucina, vicino alla lampada per spaventare i ladri. 
Chiunque vive questa esperienza torna a casa con il sorriso, è sbalordito e noi siam felici.

 

Vi concentrate anche in altri ambiti, oltre il laboratorio?

Oltre ai laboratori facciamo anche oggetti per locali, proponiamo prototipi innovativi e se piacciono li produciamo, 
curiamo la stessa grafica del Robox Lab e nel tempo abbiam pensato fin dove potremmo spingerci, e credo non ci sia alcun limite.
Abbiamo ben chiaro dove vogliamo arrivare e cosa vogliamo fare.
Ci sono video di presentazione e di lancio, nel futuro ci immergeremo in altri campi!
Quindi seguiteci, entrate nel Robox Club!

 

Quali sono le città, le mete in cui vi piacerebbe portare il Robox Lab?

Non ci son città in particolare, ci piacerebbe andare in tutto il mondo, viaggiare farci conoscere e conoscere.
A sparare diciamo Africa, Sud Africa magari.

 

Al termine dell’intervista, chiediamo a Gian Marco quali sono state le loro precedenti esperienze con il Ratatà Festival:

E’ stato epico,siamo arrivati e subito a noi si presenta un campo da calcio, c’era una palla, dai Fra vai in porta, tiro, rompo le scarpe,
Man non cosi!, si va dall’artigiano scotch americano e via che si sistema tutto. Non sapevamo nemmeno chi ci avrebbe ospitato e a mezzanotte avevamo 
le chiavi in mano della ragazza che ci avrebbe ospitato. Aveva un letto comodissimo e sia lei che i suoi compagni sono stati supeor ospitali.
La mattina abbiam sbattuto la uova con un cucchiaio e abbiamo fatto lo zabaione.
Abbiamo fatto amicizia sin da subito con organizzatori, i ragazzi che facevano il banchetto e
una volta arrivati e sistemato il banchetto e il laboratorio sembrava di essere ad un bel concerto rock n’ roll. 
E cosi è stato fino alla fine, bella gente, bravi gli organizzatori, anzi super son davvero forti e pieni di entusiasmo.
Sembrava di conoscersi gia, è come stare a casa o in compagnia di amici.
Al Ratatà piovono idee come i raggi del sole.

 

Intervista: Ufficio Misteri

Fra i molti protagonisti di questa quarta edizione del Ratatà, che si terrà a partire dal 20 aprile fino al 23 aprile, troviamo anche questo collettivo: Ufficio Misteri. Da abili ficcanaso abbiamo deciso di rivolgere loro qualche domanda in modo da farveli conoscere meglio. Enjoy!

Siamo un ufficio di disegnatori che si occupa di misteri: cronache irrisolte, fatti inspiegabili, fiabe extraterrestri.

Parlando dei social, dei vostri blog, ci sono poche informazioni personali su di voi. Preferite presentarvi alle persone con le vostre opere più che con le vostre personalità?

Preferiamo dare importanza all’identità del lavoro collettivo. Ci capita spesso di disegnare insieme sulla stessa tavola, cosa che ci porta a decostruire e ricostruire continuamente le nostre individualità artistiche.

Quando è nato il progetto “Ufficio Misteri” e da cosa deriva il vostro nome?

L’Ufficio nasce poco più di un anno fa dall’idea di cominciare a collaborare e (con)fondere  i nostri immaginari e i nostri segni. Il nome è tratto dal libro “Harry Potter e l’Ordine della Fenice”, si tratta del luogo all’interno del Ministero della Magia [spoiler] nel quale è custodita la profezia di Sibilla Cooman, e dove Sirius Black muore per mano di Bellatrix Lestrange.

A questo punto iniziamo a parlare del loro stile/tecniche, delle loro opere ed ispirazioni:

La maggior parte dei nostri disegni è realizzata a grafite. Lo stile è al servizio delle storie, ci interessano molto le contraddizioni, le trasformazioni, il tempo, le atmosfere. Tra le nostre influenze possiamo nominare: Roman Polanski, Kit Williams, John Williams, Robin Williams, Edward Gorey, Guy Billout, Andrea Pazienza, Franco Matticchio, Luigi Serafini, Paolo Uccello.

E’ corretto definire i vostri lavori fiabeschi e delicati?

La fiaba e la delicatezza sono molto importanti, ma lo è altrettanto che questi aspetti siano messi in discussione da elementi inaspettati. Il “fiabesco” che ci interessa è soprattutto quello più crudo e oscuro dei Grimm e di Giambattista Basile.

Quali sono gli ambiti nei quali vi piacerebbe immergervi con Ufficio Misteri?

Ci interessa ogni tipo di declinazione del nostro lavoro, ultimamente ci siamo trovati a fantasticare su possibili animazioni e video musicali. Ci piacerebbe molto anche provare a progettare delle scenografie teatrali, un giorno.

Ci avviciniamo alla fine dell’intervista parlando dei progetti personali che ogniuno di loro porta avanti:

Ognuno singolarmente svolge la propria attività di illustratore / grafico freelance. Da quando abbiamo cominciato a collaborare ci siamo accorti che anche nei nostri lavori personali si sono insinuate ufficiosamente presenze misteriose.

Siete mai stati al Ratatà Festival?

No, per noi è la prima volta sia come visitatori che espositori. Abbiamo ottime aspettative.

Intervista: Succintateresa

Fra i molti protagonisti di questa quarta edizione del Ratatà, che si terrà a partire dal 20 aprile fino al 23 aprile, troviamo anche lei: Succintateresa. Da abili ficcanaso abbiamo deciso di rivolgerle qualche domanda in modo da farla conoscere anche a voi. Enjoy!

Sono una persona con i piedi per terra e la testa per aria, come tante altre.

Quando hai iniziato a realizzare i tuoi lavori?

Quando ho capito che per compiacermi non potevo puntare sulla mia voce.

Quali erano i tuoi primi lavori e le sperimentazioni nelle quali ti sei inoltrata?

Non so se si possano definire sperimentazioni… Sono sempre stata affascinata dall’oscillazione del cambiamento di gusto con il passare del tempo, da come la stagionalità influisca sulla scelta di forme e colori e di come la novità faccia sembrare tutto fantastico forse proprio perchè poco rassicurante…
Un concetto spaventoso ma al contempo incredibilmente attraente.
Ancora oggi non so quale stato d’animo prevalga tra i due.

Iniziamo a questo punto a parlare del progetto “pantofolooz” e delle caratteristiche delle pantofole:

La prima pantofolooz l’ho fatta per contraccambiare un ragalo di Nooz; lui mi ha regalato un quadretto ed io glie l’ho restituito in formato pantofola… a dire la verità ero a corto di pantofole in casa! Le pantofolooz sono realizzate artigianalmente in tutte le sue fasi, dalla stampa alla confezione, in quanto vogliono mantenere il fascino del lavoro manuale proprio come le illustrazioni che portano stampate addosso. 

Con Nooz avete altri progetti per il futuro? Di rendere arte altri capi di abbigliamento?

Si, certamente! Con Nooz stiamo studiando un piano molto ambizioso,  che finalmente tutti gli impiegati la mattina si rechino in ufficio con le pantofolooz ai piedi. Anzi, entro un breve periodo prevediamo anche che indossino in abbinamento un pigiamooz.

In questo momento a cosa stai lavorando? E quali sono i tuoi futuri progetti?

Lavoro sempre sul conciare i piedi a festa, mai dimenticando la mirabilia che suscita in me.

Le tue passioni più grandi?

Provare senso di intimità nell’incompiuto.

Concludiamo parlando del Ratatà, chiedendole se precedentemente ha partecipato al festival:

Certo, lo scorso anno, da fiera spettatrice itinerante timorosa di non riuscire a seguire tutto per colpa di qualche drink in più.

 

Intervista: Toast Zine

Fra i molti protagonisti di questa quarta edizione del Ratatà, che si terrà a partire dal 20 aprile fino al 23 aprile, troviamo anche questo collettivo: Toast Zine. Da abili ficcanaso abbiamo deciso di rivolgere loro qualche domanda in modo da farveli conoscere meglio. Enjoy!

Il giornalino d’illustrazione e fumetto per gente tostissima.

Quali sono state le vostre prime esperienze in ambito di fumetto, illustrazione ed i vostri primi lavori?

Siamo sempre stati appassionati di fumetti e illustrazione, innanzitutto come lettori. Attraverso percorsi diversi, abbiamo iniziato ad approfondire i vari linguaggi e a sperimentarli, partecipando a mostre e comparendo in piccole pubblicazioni. Nel nostro gruppo c’è chi si è poi avvicinato di più alla grafica, chi ama la scrittura e chi resta fedele alle matite. Abbiamo iniziato a fare Toast insieme per confrontarci e per creare una rete con altri giovani autori.

Quali sono le storie che raccontanto i vostri Toast e le loro caratteristiche?

Per ogni numero di Toast scegliamo un tema che ci incuriosisce e lasciamo liberi illustratori, fumettisti e scrittori di interpretarlo.
Le storie che ne nascono sono sempre sorprendenti. Ad esempio nell’ultimo numero, a tema “Complotto”, si può trovare di tutto: da biscotti della fortuna sovversivi a gatti Alieni, da Maurizio Costanzo a Pippo Franco. Il quinto numero, invece, è a tema “Sexy shop” ed è farcito di vibratori, bambole gonfiabili e storie ammiccanti. In generale scegliamo dei temi che si prestino a essere interpretati dagli autori con ironia e leggerezza.
Iniziamo così a parlare degli artisti che realizzano i numeri e le tecniche che vengono utilizzate:
Per ogni numero selezioniamo circa una quindicina di autori tra illustratori, fumettisti e, dagli ultimi due numeri, scrittori. Cerchiamo di fare una selezione variegata, in modo tale che in ogni numero ci siano stili e approcci narrativi diversi. In un Toast si possono trovare, quindi, illustrazioni fatte a pastello o a china accanto a illustrazioni vettoriali.
In questo momento a quale progetto state lavorando ?
È appena uscito il sesto numero di Toast e sicuramente nei prossimi mesi ci occuperemo di diffonderlo e presentarlo ai festival dedicati alle autoproduzioni, come il Ratatà. A settembre torneremo sui banchi per iniziare a pensare al settimo numero! 

 

Intervista: Segnali di confine

Fra i molti protagonisti di questa quarta edizione del Ratatà, che si terrà a partire dal 20 aprile fino al 23 aprile, troviamo anche questo collettivo: Segnali di Confine. Da abili ficcanaso abbiamo deciso di rivolgere loro qualche domanda in modo da farveli conoscere meglio. Enjoy!

Vi presentiamo un gruppo di artisti creatori della rivista “Segnali di Confine” che potrete conoscere personalmente al Festival.

Vi accenniamo di seguito qualcosa sul loro conto per conoscerli meglio.

 

  1. Chi siete e in che cosa consiste il vostro lavoro?
    Siamo un gruppo di artisti e scrittori il cui nucleo è centrato nella provincia di Genova, città dove alcuni di noi frequentano l’università o l’hanno frequentata in passato. L’amore per la letteratura, la poesia e l’arte ha portato alcuni di noi, quello che poi è diventato lo scheletro della rivista (Giacomo Caruso, Glauco Piccione, Simone Dapelo), ad esplorare nuove ed alternative soluzioni per vivere ed affrontare la vita nel mondo, delusi come siamo dalla vita nelle città moderne e in particolare da Genova, la nostra vecchia e triste città; delusi dalle prospettive culturali sempre più commerciali, aziendali e volgari; delusi dal gretto e bigotto clientelismo e provincialismo che si riscontra nelle menti di molti italiani; delusi dal cemento e dall’inquinamento e dalla distruzione dell’ambiente.
    La nostra convinzione è che l’arte sia frutto di una coscienza nuova e che questa consapevolezza debba necessariamente essere unita alla vita quotidiana, nel senso di una Via spirituale, come possiamo vedere nelle discipline orientali. L’esperienza deve essere unita ala ricerca artistica, una prospettiva teorica ad una pratica, l’approfondimento individuale all’esplorazione di comunità o di gruppo. Siamo per i valori antichi e rigenerati a nuova linfa: solidarietà, ospitalità, vivere lentamente, esplorare l’arte nelle sue varie forme, amare e rispettare il prossimo, condividere con gli altri il frutto del nostro lavoro, apprendere qualcosa di nuovo dagli altri, sempre.
    Il nostro lavoro consiste nell’organizzare reading di poesia con musica di accompagnamento o solo di pura voce narrata presso teatri e musei. Ci occupiamo anche della rivista “Segnali di Confine” che è giunta al suo primo anno di vita ed è il mezzo nel quale confluiscono le nostre visioni in merito all’arte e alla vita, se pure nella loro eterogeneità.
    Abbiamo organizzato varie presentazioni della rivista presso gallerie e centri culturali, in varie città del nord Italia. È in corso di preparazione una mostra collettiva d’arte, fotografia e poesia.
  2. Cosa vi ha portato nel mondo dell’arte?
    La grande curiosità per la vita, la diversità e l’eterna gestazione e trasformazione alle quali sono soggetti tutti gli esseri viventi, nella loro reciproca relatività. La letteratura, la poesia, l’incontro col diverso, l’arte. Un bisogno insopprimibile di esprimere ciò che è latente, celato dentro allo spirito e che sgorga nelle sue più strane e insospettate manifestazioni, anche in seguito a disgusto o repulsione nei confronti delle storture del mondo. Ma che può essere anche il canto della gioia istantanea e della vitalità più prorompente.
  3. Cosa ne pensate del Festival Ratatà?
    È un saggio e originale luogo di incontro, fucina di diverse visioni del mondo dell’arte che riunisce artisti e persone per poter sviluppare un discorso proficuo di bellezza e rinascita dal quale tutti possiamo imparare qualcosa. La parola scritta è unità all’immaginazione visuale, la musica alle arti visive e narrative. Siamo felici di partecipare.
  4. Come mai avete scelto di partecipare a questo evento?
    Perché pensiamo sia importante aprirci alle diverse prospettive e condividere il nostro progetto con gli altri. Siamo sempre aperti al confronto e all’esplorazione di nuove vie nella vita e nell’arte.
    Speriamo di crescere nella comunità creativa originata dal Festival Ratatà.
  5. Quale messaggio vi piacerebbe comunicare attraverso le vostre “opere”?
    Bisogna essere liberi dalle ideologie, liberi dal pensiero massificato, liberi da slogan o facili promesse dei politici. Scavare nel mondo e demistificarlo, rivelarne i sotterfugi e i tranelli.
    Vedere le sfumature, e non il bianco-nero delle cose. Essere padroni del proprio mondo non facendosi prendere dal caos del cosmo, ma riappropriandosi dell’umanità che con solidarietà vede tutte le cose come sono, nel loro merito, nella loro forma o spirito, senza pregiudizi.
    Amare la natura, amare e rispettare la materialità delle cose. Il pensiero critico che permette di aprire nuovi spiragli. La poesia deve essere arte dei veggenti, come già diceva Rimbaud, che deve svelare e dire le cose che non vogliono o non possono essere dette, per timore della rispettabilità sociale o borghese. L’arte deve illuminare ed aprire nuove vie per approfondire la conoscenza della realtà, cambiare dal profondo l’uomo e non può permettersi di essere facile e leggero passatempo.